L'accoglienza profughi provenienti dall'Ucraina presso il Centro Federale d’Asilo (keystone)

Psicologi in aiuto dei profughi ucraini

Gli esperti: salute mentale a rischio per il 10% delle persone in fuga dalla guerra. Già 500 terapisti hanno risposto all'appello nazionale. Il Ticino organizza un aiuto ad hoc

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Continua l'accoglienza dei profughi in fuga dall'Ucraina. Le autorità svizzere parlano di 800 domande al giorno: un numero importante anche dal punto di vista del sostegno psicologico. Gli esperti prevedono che fino al 10% di queste persone potrebbe avere pesanti conseguenze sulla propria salute mentale.

In Ticino il Cantone si è fornito di un dispositivo apposito, organizzando gruppi di ascolto nei centri d'accoglienza: una trentina i professionisti a disposizione, poi c’è la rete privata (volontari).

Un sostegno psicologico per i rifugiati

Un sostegno psicologico per i rifugiati

Il Quotidiano di venerdì 22.04.2022

 

L'organizzazione sociopsichiatrica cantonale ticinese è sempre più sotto pressione dopo l'arrivo dei rifugiati ucraini. La difficoltà, questa volta, sta nella rapidità e nell’intensità del fenomeno migratorio. Il servizio, ad oggi, ha incontrato 50 persone, 4 delle quali necessitano di una presa a carico più specializzata. Si tratta spesso di donne e madri. Quelle che emergono sono tematiche relative alla genitorialità e alla preoccupazione per i cari rimasti in patria. Di loro si occupa, appunto, l'organizzazione sociopsichiatrica cantonale, che cerca di sensibilizzare anche le famiglie ospitanti.

I gruppi d'ascolto si tengono all'interno dei 5 centri d'accoglienza. E l'Organizzazione socio-psichiatrica cantonale mette a disposizione anche il numero 0848 062 062 attivo 24 ore su 24, oppure la mail dss-osc.centrocontatto@ti oltre che mediatori culturali.

La disponibilità degli psicologi di prendere a carico rifugiati è notevole anche sul piano nazionale. Nello spazio di pochi giorni più di 500 terapisti su 10'000 affiliati hanno risposto all'appello lanciato dalla Federazione svizzera degli psicologi. Ma la disponibilità di questi specialisti da sola non basta, ha sottolineato Carole Smolenski, membro del comitato di quest'associazione mantello. "Comprendere ed essere compresi durante la terapia o in qualsiasi situazione concernente l'assistenza sanitaria o sociale in generale è la condizione sine qua non. È la base per ottenere il sostegno di cui si ha veramente bisogno. Ed effettivamente la questione degli interpreti è un problema. I servizi di mediazione culturale non sono regolati in modo uniforme. Specialmente nei trattamenti di psicoterapia il finanziamento di queste prestazioni non è garantito", spiega Carole Smolenski.

Vi sono cantoni, però, che di distinguono rispetto ad altri su questo aspetto. "Effettivamente vi sono cantoni - ma sono pochi - come per esempio Vaud, che da diversi anni finanzia a livello cantonale le prestazioni di mediazione culturale. Ma nella maggior parte dei cantoni non è così. Ed è per questo che come associazione professionale - come Federazione svizzera degli psicologi - abbiamo deciso di sostenere le competenze e l'impegno dei nostri membri, cofinanziando il servizio di mediazione culturale a tutti coloro che offrono terapie ai rifugiati ucraini in difficoltà", sottolinea Smolenski.

SEIDISERA/Quot
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