Le considerazioni di Vincent Kaufmann, direttore del Laboratorio di sociologia urbana del Politecnico di Losanna (keystone)

Quale corona-mobilità?

Trasporti pubblici fra prescrizioni sanitarie, distanziamenti e limitazioni. I rischi, dopo l'uscita dal lockdown, di un'esplosione dell'uso dell'auto

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Evitare i contatti, tenere le distanze: ingiunzioni di igiene che sembrano difficili da rispettare nei trasporti pubblici. E allora come andare al lavoro? La riapertura graduale dell’economia fa temere un’esplosione dell’uso dell’auto. È evitabile? Vi proponiamo l’analisi del sociologo Vincent Kaufmann, direttore del Laboratorio di sociologia urbana del Politecnico di Losanna.

Una premessa: è la prima volta da quando sono nato che sento dire alla radio: “evitate di prendere i trasporti pubblici”, “evitateli nell’ora di punta”; mentre negli ultimi 40 anni si è cercato di promuoverli per andare al lavoro. Siamo in una situazione molto particolare. Penso che in cantoni di frontiera come il Ticino o come Ginevra e i due Basilea, ciò rappresenti una grossa sfida.

Vincent Kaufmann dirige il laboratorio di sociologia urbana del Politecnico federale di Losanna
Vincent Kaufmann dirige il laboratorio di sociologia urbana del Politecnico federale di Losanna (epfl)

In Svizzera romanda i politici invitano caldamente a continuare il telelavoro. E per chi non può, a spostarsi in bicicletta con tutta una serie di misure che verranno applicate progressivamente per facilitare gli spostamenti dei ciclisti e facilitare il passaggio delle frontiere: penso in particolare a Ginevra. Ma malgrado tutto c’è il rischio di ritrovarsi con un forte traffico automobilistico. E poi ci sono sempre i controlli alle frontiere che rischiano di occasionare imbottigliamenti mostruosi.

In questa situazione, politici e esperti menzionano l’uso della bicicletta come un antidoto agli ingorghi. Ma quali sono i margini di crescita di questo mezzo?

La bicicletta è sottoutilizzata in Svizzera se si fa il paragone con paesi come l’Olanda e la Danimarca o persino con alcune regioni urbane della Germania. In Svizzera la bicicletta rappresenta dal 3 all’8% dei trasporti urbani: potrebbe invece arrivare al doppio. Questa è una buona occasione per sostenerla. Ma anche raddoppiando la sua parte, la bicicletta non risolverebbe da sola il problema della mobilità. 

L’esplosione dell’uso dell’auto è quindi ineluttabile?

Siamo di fronte a un dilemma. Riguardo all’automobile c’è il paradosso che non si può nemmeno promuovere il car pooling perché all’interno dell’auto non si possono rispettare le distanze. La situazione è delicata. Penso sia davvero utile rispettare le indicazioni che sono state date di optare per il telelavoro e comunque di evitare le ore di punta. 

Il telelavoro è destinato a diventare stabilmente parte delle nostre vite?

Negli studi sulla mobilità, già da una ventina d’anni si parla del telelavoro come di una soluzione avveniristica, eppure finora non si era mosso niente. Ora con il coronavirus una buona parte della popolazione attiva sperimenta il telelavoro e ne vede magari anche i vantaggi. Lo stesso per le aziende. Forse si è aperta una breccia e anche il diritto del lavoro evolverà permettendo lo sviluppo del telelavoro nei prossimi anni.

Tutti menzionano la bicicletta. Ma potrebbe esserci anche lo sviluppo di tutte le altre due ruote: moto, scooter, motorini….

È possibile, e aggiungerei anche le biciclette elettriche. Ma attualmente non sono in molti a possedere questi veicoli. E per andare in moto ci vuole la patente. Quindi non sarà uno sviluppo a brevissimo termine. Ma se tra sei mesi o otto mesi saremo sempre in una situazione tesa a livello di trasporti, non sarei stupito che un certo numero di persone si dotino di questi mezzi.

Quale futuro per i trasporti pubblici? Questi mesi hanno rappresentato un duro colpo e ora la ripresa non sembra facile.

Per quanto riguarda i trasporti pubblici, a Ginevra dove abito ho potuto constatare che negli ultimi giorni i tram e i bus sono già molto frequentati. Mi chiedo se non si sia sopravvalutato il timore della gente. Penso che una buona parte della popolazione in realtà non abbia alternative perché non ha un altro veicolo. Non sarei stupito se la frequentazione dei mezzi pubblici risalisse abbastanza velocemente. L’utilizzo della maschera all’ora di punta sarà un fattore importante.

Per le aziende di trasporto è un momento difficile da superare sul piano finanziario. Non oso immaginare il numero di milioni persi dal trasporto pubblico in Svizzera negli ultimi tre mesi. Ma penso che non sia affatto al capolinea.

Lucia Mottini

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