Svizzera

Scambio dati tra polizie cantonali, Berna avvia la consultazione

Collegare tra loro i sistemi dei vari cantoni, attraverso la rete POLAP: un obiettivo di efficienza che dovrà fare i conti con le garanzie sulla protezione dei dati

  • Un'ora fa
Dati della polizia rubati
Di: MgR 

Il Consiglio federale ha avviato la procedura di consultazione su due progetti per migliorare lo scambio di informazioni di polizia tra i cantoni: uno riguarda la revisione della legge federale sui sistemi di informazione di polizia (LSIP); l’altro concerne invece la creazione di una base legale per una piattaforma nazionale con cui scambiarsi le informazioni tra polizie cantonali.

Una piattaforma, per la precisione, già esiste, dall’agosto del 2024, e si chiama POLAP, acronimo di Polizeiliche Abfrageplattform. La polizia di ogni cantone svizzero può usarla per accedere a diverse banche dati, sia federali che dell’Unione europea, come quella del sistema Schengen (SIS). Tuttavia, ed è un paradosso, non prevede lo scambio di dati tra le polizie cantonali, perché mancano le norme per farlo.

Queste informazioni, oggi, vengono scambiate attraverso procedure di assistenza amministrativa o giudiziaria che prendono tempo e sono obsolete rispetto a quanto consente ormai la tecnologia. In altre parole, è più facile per la polizia, ad esempio, ticinese leggere i dati che le polizie dell’UE, come quella italiana, mettono in comune nell’ambito di Schengen che non interrogare i sistemi informatici della polizia solettese o di quella di Zurigo.

Protezione dei dati, tema sensibile

Il dibattito viene da lontano: già nel 2018 la mozione Eichenberger-Walther chiedeva la creazione di una piattaforma nazionale di scambio di informazioni di polizia. Nel 2023 la Commissione della politica della sicurezza del Consiglio nazionale ci ha messo del suo, chiedendo la creazione di una base legale nella Costituzione. Ne va della credibilità di strategie federali come quella di contrasto alla criminalità organizzata. Gli stessi cantoni, che hanno lavorato con la Confederazione alla creazione dell’attuale POLAP, stanno lavorando in parallelo per un concordato.

Alcuni punti appaiono già acquisiti: per esempio non verrà creata una struttura ulteriore e anche raccolta e gestione dei dati resteranno decentralizzate, come avviene oggi, in ossequio ad un principio cardine dell’ordinamento elvetico.

Ma la questione è altamente sensibile, come dimostra quanto successo nel 2022 a Lucerna, che si è vista annullare parzialmente dal Tribunale federale la riforma della propria legge di polizia, che era stata varata - tra le altre cose - proprio per prepararsi a POLAP.

Il problema è che Lucerna era andata troppo lontano: il testo non limitava le categorie di dati interessati, le finalità del trattamento o la cerchia di persone autorizzate ad accedervi. Non c’era, hanno stabilito i giudici di Mon Repos, una base giuridica sufficientemente dettagliata per giustificare una così grave violazione dell’autodeterminazione in materia di dati, e anche il principio di proporzionalità veniva compromesso.

Il legislatore dovrà dunque procedere con molta cautela se vuole che il testo passi le forche caudine del diritto costituzionale e, soprattutto, del voto popolare, in un Paese dove il ricordo dello scandalo delle schedature sistematiche degli anni ‘50-’80 è ancora ben presente.

La procedura di consultazione si chiuderà il 26 maggio. Il messaggio del Consiglio federale dovrebbe arrivare entro fine anno. Popolo e cantoni saranno sicuramente chiamati sulla base legale, perché si tratta di una modifica costituzionale. La revisione della LSIP sarà soggetta a referendum facoltativo.

Notiziario 10.00 del 19.02.2026

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