Tutto lungo l'Aare: in primo piano l'area della stazione di Olten, sullo sfondo la centrale di Gösgen (Keystone)

Rischio piena per le centrali nucleari

Il fiume Aare in casi di eventi estremissimi potrebbe ingrossarsi al punto da inondare gli impianti di Gösgen, Beznau e Mühleberg

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Un evento meteorologico estremo, di quelli che statisticamente si verificano ogni 100'000 anni, potrebbe ingrossare l'Aare al punto da inondare le centrali nucleari elvetiche presenti lungo il corso del fiume il cui bacino imbrifero copre oltre il 40% del territorio svizzero.

Dove si trovano i principali impianti nucleari elvetici
Dove si trovano i principali impianti nucleari elvetici (Ispettorato federale della sicurezza nucleare )

L'area in cui si trovano gli impianti di Gösgen nel canton Soletta, di Beznau nel canton Argovia e quello bernese già fuori esercizio di Mühleberg sarebbero ricoperte da oltre un metro d'acqua. Una situazione che andrà tenuta in conto tanto dai gestori delle centrali quanto dalle autorità pubbliche.

 

Anche perché nella stessa area si trovano anche altri siti delicati (per esempio l'Istituto Paul Scherrer con il deposito intermedio per rifiuti radioattivi ZWILAG), diversi sbarramenti idroelettrici e numerose infrastrutture di trasporto di grande importanza, come la stazione di Olten che, nel caso in cui i detriti dovessero ostruire i ponti, potrebbe ritrovarsi sommersa sotto 3 metri d'acqua.

Centrali già sufficientemente preparate

I potenziali rischi sono stati accertati da un'analisi, avviata dopo la catastrofe di Fukushima nel marzo 2011, alla quale hanno partecipato gli uffici federali dell’ambiente (UFAM), dell’energia (UFE), di meteorologia e climatologia (MeteoSvizzera), della protezione della popolazione (UFPP) e l’Ispettorato federale della sicurezza nucleare (IFSN) che lunedì hanno presentato le conclusioni dello studio Extremhochwasser an der Aare, coordinato dall’Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio (WSL). Secondo l'IFSN tutte le centrali nucleari elvetiche sono già sufficientemente preparate ad eventi del genere, ma inviterà i gestori ad adeguare le loro analisi di sicurezza.

L'area considerata nell'analisi e i principali punti delicati
L'area considerata nell'analisi e i principali punti delicati (WSL ©Swisstopo)

Le simulazioni svolte hanno tenuto conto di tantissime variabili (dalla serie storica delle precipitazioni alla loro localizzazione), considerando anche tanti altri fattori che possono influenzare la portata dell'Aare (frane, erosioni delle sponde, rottura di dighe o errori nell'esercizio degli impianti di sbarramento, eccetera). Hanno permesso di determinare che, in caso di eventi estremamente rari di precipitazioni, a monte della confluenza dell’Aare nel Reno a Koblenz, sono possibili picchi di portata superiori a 7'000 metri cubi al secondo, ossia 12 volte la portata media.

Un esempio per i principali fiumi svizzeri

Lo studio svolto per l'Aare ha richiesto lo sviluppo di un nuovo metodo di analisi che permetterà di meglio proteggersi contro le piene estreme.  Sotto l’egida dell’UFAM e dell’UFE, sarà applicato anche ai bacini imbriferi di altri importanti corsi d’acqua in Svizzera. I risultati saranno in seguito messi a disposizione delle autorità competenti e dei gestori di impianti allo scopo di verificare e, se del caso, migliorare la protezione delle infrastrutture critiche contro le piene in caso di eventi estremi.

ATS/Diem
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