La settimana bianca ha sempre rappresentato anche un momento di formazione
La settimana bianca ha sempre rappresentato anche un momento di formazione (keystone)

Settimane bianche, slalom tra le difficoltà

C'è preoccupazione nel settore turistico montano in Svizzera, ma anche in Ticino, per i campi sulla neve cancellati per Omicron

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Una settimana bianca invece del grigiore dell’aula scolastica: erano in molti a sognarla ma la stagione invernale in Svizzera è confrontata anche per quest’anno con le restrizioni legate alla pandemia e sono molte, appunto, le settimane bianche che sono state annullate.

Gli uffici federali dello sport e della sanità pubblica consigliano di non svolgere campi sciistici, almeno fino alla fine di gennaio. Molti cantoni della svizzera francese li hanno vietati, nella svizzera tedesca al momento solo i cantoni di Basilea li proibiscono, gli altri lasciano che siano le scuole a decidere.

Doveva essere inverno da record con oltre 350 settimane bianche e 15’000 partecipanti, come ha spiegato il direttore dell’iniziativa “Sport sulla Neve” Ole Rauch, il quale annuncia che sono arrivate alcune disdette anche per febbraio anche se ci sono insegnanti che fanno di tutto per poter svolgere queste settimane speciali.

Rauch si dice soddisfatto che molti cantoni abbiano deciso di lasciare mano libera alle scuole sulla decisione, convinto pure che è più facile gestire una classe sola che una scuola intera, testando i ragazzi dal virus prima, durante e dopo.

In Svizzera, la tradizione dei campi invernali risale alla Seconda guerra mondiale, creati per riempire gli alberghi, disertati dai turisti stranieri. Oggi, le settimane bianche vogliono mantenere il legame con le montagne: "Siamo convinti che i bambini, soprattutto quelli che vivono in una regione urbana, debbano vivere la montagna almeno una volta durante la loro carriera scolastica" sostiene Rauch, che conclude spiegando che l'iniziativa sport sulla neve intende organizzare in primavera delle settimane sportive in montagna affinché gli scolari possano vivere questa esperienza.

 

Preoccupazioni anche in Ticino

Venendo al sud delle Alpi, alle difficoltà causate dal Covid-19 si è aggiunta la mancanza di neve: condizioni che assieme stanno rendendo la vita assai difficile anche a chi organizza corsi di sci per i più piccoli, come espresso da Giorgio Fonio, vice presidente dello Sci Club di Chiasso. Altra difficoltà menzionata dal presidente dello Sci Club di Lavizzara, Maurizio Dazio, è il reperimento di monitori forse dovuto agli inverni senza neve, al cambio di sistema di studio. Rimane la preoccupazione di non trovare persone che si possano impegnare come volontari in questo settore, fornendo pure un ricambio generazionale.

SEIDISERA/sdr
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