Sfide che danno la scossa

Uscita dal nucleare, libero mercato, efficienza degli impianti. Il futuro dell'elettricità in Svizzera

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Accendere la luce, guardare la televisione, usare gli elettrodomestici... Azioni quotidiane e così rituali da far apparire quasi scontata una risorsa, l'elettricità, dietro alla quale ci sono però precisi costi e complessi sistemi di approvvigionamento e di distribuzione.

I numeri dell'elettricità in Svizzera

La produzione annua di elettricità in Svizzera si attesta complessivamente intorno a 68 miliardi di kilowattora (kWh). Per dare un'idea, il consumo di corrente di un'economia domestica è compreso fra i 3'500 e i 4'000 kWh all'anno. Quanto all'origine della corrente prodotta, circa il 56% di essa proviene da fonti idriche, mentre il 38% è generato dalle centrali nucleari. È attualmente di circa il 4% la quota legata a nuove fonti rinnovabili, come l'energia solare e quella eolica. 

Del settore elettrico - che nell'economia svizzera ha una posizione di prim'ordine - si poteva ancora trarre in passato l'idea di un ambito contraddistinto da una relativa stabilità. Ma le cose in realtà stanno cambiando e anche questo comparto sta attraversando ormai più di una turbolenza. Ne sa qualcosa ad esempio Alpiq, che proprio di recente ha comunicato perdite nette, subite nel 2015, per ben 830 milioni di franchi. Il gruppo elvetico è ora alle prese con difficoltà davvero serie e a incidere, sui suoi bilanci, sono in particolare i bassi prezzi dell'elettricità che caratterizzano l'attuale fase congiunturale.

Corrado Noseda è il presidente di Elettricità Svizzera Italiana (ESI), organizzazione che rappresenta nella regione l'Associazione delle aziende elettriche svizzere
Corrado Noseda è il presidente di Elettricità Svizzera Italiana (ESI), organizzazione che rappresenta nella regione l'Associazione delle aziende elettriche svizzere (rsi/ARi)

Prezzi di mercato troppo bassi, a fronte dei costi di produzione. Corrado Noseda, presidente dell'ESI (Elettricità Svizzera Italiana), descrive tale problema come una delle sfide principali che il settore è attualmente chiamato ad affrontare. "I produttori svizzeri lavorano in perdita e le prospettive di rendimento, poco rosee, potrebbero costringere gli operatori a rinunciare agli investimenti per gli impianti, o a rinviarli". Una conseguenza seria, se si considera che un'altra sfida di rilievo è rappresentata proprio dall'ammodernamento degli impianti, dai necessari interventi per potenziarne l'efficienza e la redditività. "Il 70% degli impianti esistenti non è concorrenziale", aveva ricordato Doris Leuthard nel suo intervento al Congresso svizzero dell'elettricità, svoltosi due mesi fa a Berna.

Concorrenzialità degli impianti e problemi sulla via di un accordo sull'elettricità con l'UE. Due aspetti sottolineati da Doris Leuthard, nel suo intervento al recente Congresso svizzero dell'elettricità
Concorrenzialità degli impianti e problemi sulla via di un accordo sull'elettricità con l'UE. Due aspetti sottolineati da Doris Leuthard, nel suo intervento al recente Congresso svizzero dell'elettricità (keystone)

La consigliera federale, in quell'occasione, aveva anche evidenziato i problemi che continuano ad ostacolare il raggiungimento di un accordo con l'UE sull'elettricità. Un'intesa che aprirebbe sbocchi rilevantissimi per gli operatori elvetici . "Inizialmente essa era vincolata ad un'apertura completa del mercato elettrico svizzero. Ultimamente sono però intervenuti fattori che hanno spostato il problema su altri livelli. Pensiamo al voto del 2014 sull'immigrazione... La stipula è ora condizionata più da argomenti politici che non strettamente energetici", osserva Noseda. L'effetto del 9 febbraio, insomma, si è fatto sentire anche in questo versante delle relazioni fra Berna e Bruxelles.

La completa liberalizzazione del mercato dell'elettricità imporrà, nei prossimi anni, sfide inedite agli operatori della distribuzione
La completa liberalizzazione del mercato dell'elettricità imporrà, nei prossimi anni, sfide inedite agli operatori della distribuzione (keystone)

Un'altra "scossa" per il settore sarà poi rappresentata dalla completa liberalizzazione del mercato dell'elettricità in Svizzera. "Una sfida che concernerà piuttosto le aziende distributrici. Nell'attuale regime solo una certa categoria di consumatori, quelli che superano una certa soglia di consumo, beneficia del libero accesso al mercato", ricorda Noseda. Fra alcuni anni, però, tale accesso sarà aperto a tutte le economie domestiche. Ciò imporrà ai fornitori "una certa rottura di schemi, un ripensamento abbastanza pesante del loro modo di operare, per cogliere le sfide legate al libero mercato", commenta il presidente dell'ESI.

La rinuncia progressiva alle fonti nucleari rappresenta uno dei cardini della Strategia energetica 2050
La rinuncia progressiva alle fonti nucleari rappresenta uno dei cardini della Strategia energetica 2050 (keystone)

Ma la sfida delle sfide - sotto molteplici aspetti - è rappresentata dalla Strategia energetica 2050 e da tutto ciò che implica: abbandono progressivo del nucleare, impulso all'efficienza energetica, promozione delle fonti rinnovabili. Una svolta promossa nel 2011 dal Governo, nel clima emotivo e di riflessione prodotto dalla catastrofe di Fukushima.

Il disastro nucleare di Fukushima, nel 2011: un evento doloroso e uno spartiacque per la politica energetica di vari paesi, fra i quali anche la Svizzera
Il disastro nucleare di Fukushima, nel 2011: un evento doloroso e uno spartiacque per la politica energetica di vari paesi, fra i quali anche la Svizzera (keystone)

Cinque anni dopo quell'evento si constata però - sottolinea Noseda - "una edulcorazione dei propositi che ci si era dati" in funzione dell'uscita della Svizzera dal nucleare. Una tendenza suffragata anche da una recente decisione del Consiglio nazionale, che proprio nell'imminenza del quinto anniversario del disastro ha di fatto respinto l'introduzione di limiti d'esercizio per le centrali svizzere. "L'uomo ha la memoria corta", osserva il presidente dell'ESI, ricordando peraltro che proprio sull'onda dello shock legato a Fukushima ha preso le mosse un'importante "corsa tecnologica" per lo sviluppo dello sfruttamento delle fonti rinnovabili.

 

L'obiettivo sarà in ogni caso molto ambizioso: del resto, la rinuncia al nucleare imporrà la copertura, tramite fonti alternative, di un fabbisogno di energia equivalente a oltre un terzo della produzione svizzera di elettricità. Una quantità che si commenta da sé. Intanto, sul piano delle rinnovabili, è la Svizzera italiana a presentare interessanti prospettive di sviluppo. 

La produzione di elettricità in Ticino

Pressochè esclusivamente di origine idroelettrica, essa ammonta a circa 3,7 miliardi di kilowattora (kWh), equivalenti a circa il 5% della produzione nell'insieme della Svizzera.

Un punto di forza del Ticino è in questo senso rappresentato dalle ore di irraggiamento solare. "Circa il 20% in più rispetto alla Svizzera tedesca", ricorda il presidente dell'ESI, sottolineando quindi la maggior resa energetica ottenibile nel cantone per i pannelli fotovoltaici.

Il sole
Il sole "promette bene", per la produzione di elettricità da fonti rinnovabili in Ticino (tipress)

Un certo potenziale è poi legato anche all'energia eolica e a quella ottenibile attraverso piccoli generatori idroelettrici, installabili negli acquedotti. Anche in Ticino, quindi, l'impulso alle fonti rinnovabili potrà concorrere all'evoluzione in atto nel settore dell'elettricità: un ambito, peraltro, al cui sviluppo contribuiranno anche collaborazioni più intense fra produttori e distributori.

 

Nuove sfide, problemi, ma anche importanti opportunità di sviluppo per il mercato dell'elettricità. Di fronte a questo contesto in trasformazione, come dovrà però profilarsi la sfera pubblica? "Come per tutte le cose, la politica deve osservare l'evolversi della situazione e favorire la creazione delle condizioni quadro più idonee, affinchè il mercato dell'elettricità possa svilupparsi in maniera ottimale", ci risponde il presidente dell'ESI.

Alex Ricordi

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