Incomprensioni in campo tra Xhaka e un giocatore serbo
Incomprensioni in campo tra Xhaka e un giocatore serbo (keystone)

Svizzera-Serbia: quando la partita diventa politica

Al termine dell'incontro del Mondiale sono partite dichiarazioni di segno opposto tra Belgrado e Pristina

  • Stampa
  • Condividi
  • a A

Come quattro anni fa, la Serbia incassa una sconfitta ed esce dal Mondiale, mentre in Kosovo si festeggia. Svizzera Serbia non è mai una partita banale e se il calcio non riesce a fare astrazione dalla politica diventa vero soprattutto il contrario anche alla luce di quanto successo venerdì sera durante e dopo la partita.

“La Serbia non passa il turno. Congratulazioni alla Svizzera” ha scritto al termine dell’incontro su Facebook il premier kosovaro Albin Kurti. Per le strade della capitale Pristina e in quelle di altre città kosovare le persone sono scese in piazza per festeggiare una vittoria che “considerano anche in parte loro", visto la presenza in squadra di Granit Xhaka e Xherdan Shaqiri, entrambe di origini kosovare.

Nei Balcani “l’incontro Svizzera-Serbia ha delle connotazioni politiche chiare che si sono viste anche sul campo”.  Belgrado stigmatizza pure il comportamento del centrocampista Granit Xhaka che avrebbe, in albanese, “insultato le madri dei giocatori serbi”, come riportano alcuni media locali. Alcuni dei quali ritengono altresì “inaccettabile la decisione di Xhaka di indossare la maglia del compagno Ardon Jashari”. Un riferimento, secondo la stampa serba, ad Adem Jashari uno dei leader e tra i fondatori dell’UCK, l’esercito di liberazione del Kosovo.

Fuori dal campo intanto le relazioni tra Pristina e Belgrado raggiungono un nuovo record negativo in quanto in settimana il “Governo kosovaro ha nominato un nuovo ministro, il serbo Nenad Rasic un politico moderato che non ha il sostengo del principale partito che rappresenta i serbi del Kosovo”. Inoltre il presidente serbo Aleksander Vucic ha definito il premier kosovaro Albin Kurti “una feccia terrorista”.

Tutto questo avviene a pochi giorni dall'incontro (previsto per il prossimo martedì) Unione europea -Balcani nella capitale albanese Tirana, in cui i leader della regione dovrebbero confrontarsi su diversi temi scottanti, non da ultimo quello della guerra in Ucraina, ma che potrebbe rischiare di concludersi con un nulla di fatto ed essere boicottato da alcuni dirigenti.

 
ATS/AFP/RG/Swing
Condividi