Svizzera, "un paradiso per la mafia"

Lo afferma la magistrata dell'antimafia milanese Alessandra Cerreti - Norman Gobbi: "Oltre San Gottardo non c’è questa consapevolezza"

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“La Svizzera, essendo un paese notoriamente benestante, è per gli ‘ndranghetisti un paradiso dove investire denaro”. Lo afferma Alessandra Cerreti, pubblico ministero della direzione distrettuale antimafia di Milano, intervenuta lunedì sera durante la trasmissione “60 Minuti”. La magistrata ha sottolineato ancora una volta l’importanza di superare l’immagine stereotipata dei mafiosi e la necessità di comprendere la capacità di adattamento alla realtà sociale della criminalità organizzata.

“La mafia è un reticolo di relazioni sociali, non solo di relazioni criminali. L’'Ndrangheta, in particolare, ha avuto la capacità di strutturarsi in maniera organizzata, che prevede anche articolazioni all’estero. Gli affiliati sono attaccati alle loro tradizioni, ma contemporaneamente sono versatili e proiettati verso la modernità. Si hanno quindi infiltrazioni e collusioni con il mondo della finanza, della politica e dell’imprenditoria. Investono in qualsiasi settore dell’economia, anche con i bitcoin”, continua Cerreti mettendo in guardia sulla sottovalutazione del pericolo di fronte al fenomeno mafioso.

Gobbi: “Ticino più consapevole rispetto al resto della Svizzera”

Una consapevolezza presente in Ticino – come ribatte in studio Norman Gobbi – ma non altrettanto radicata oltre San Gottardo, “sia dal punto di vista politico che anche della collettività”. “Il Ticino è l'unico cantone veramente coinvolto nella lotta alle organizzazioni criminali. Gli altri cantoni sembrano non avere questo problema, benché poi ci si renda conto che non è così”, ha continuato il capo del Dipartimento delle istituzioni ticinese, riferendosi alle “locali” di ‘Ndrangheta accertate soprattutto in Svizzera interna.

 

Indagini ostacolate da legislazioni differenti

La vicinanza geografica e culturale con l'Italia favorisce la creazione di cosche sul territorio nazionale, nonostante la Confederazione, rispetto ad altri Paesi europei, abbia iscritto il reato di organizzazione criminale nel codice penale.“A volte le nostre indagini si bloccano alla frontiera. I criminali circolano tranquillamente in tutta Europa e anche nel mondo. Invece, i poliziotti e la magistratura continuando ad avere tutti i limiti invalicabili delle proprie legislazioni”, aggiunge Cerreti che deplora il ritardo nell'adeguare gli strumenti giudiziari per contrastare la criminalità organizzata.

 
YR
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