La sede del TAF a San Gallo (keystone)

TAF, via libera ai rinvii in Italia

Per il Tribunale amminsitrativo federale, la modifica del decreto Salvini permette nuovamente il trasferimento di persone con situazioni più problematiche

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La Svizzera può di nuovo rinviare in Italia famiglie con figli minorenni secondo le disposizioni del regolamento di Dublino. Il Tribunale amministrativo federale (TAF) ha pubblicato oggi una sentenza in questo senso, alla luce della revoca di gran parte delle norme contenute nel decreto sicurezza dell'ex ministro italiano dell'interno, Matteo Salvini.

Il caso esaminato dai giudici è quello di una donna somala e di suo figlio che hanno chiesto asilo in Svizzera nel marzo 2019. La domanda era stata rifiutata dalla Segreteria di Stato della migrazione (SEM), che aveva previsto un ritorno in Italia (Paese di primo approdo), in conformità con l'accordo di Dublino. Dopo diversi procedimenti giudiziari e tre ricorsi, il TAF ha ora stabilito che le condizioni di accoglienza in Italia sono compatibili con un trasferimento.

Questa sentenza cambia la pratica d'asilo elvetica applicata per quasi due anni, a causa delle disposizioni introdotte in Italia nel 2018 dal decreto Salvini. Quest'ultimo prevedeva che i richiedenti asilo potessero essere ospitati solo in centri di prima accoglienza o temporanei, alloggi spesso sovraffollati e poco adatti alle persone particolarmente vulnerabili, spiega il TAF in un comunicato. L'accesso a un sistema di accoglienza di secondo livello - che garantisse una migliore assistenza - era loro negato.

 

Di fronte a questa situazione, il TAF aveva vietato il trasferimento delle famiglie in Italia, anche nei cosiddetti casi Dublino, ossia quando avevano già presentato domanda di asilo nella vicina Penisola prima di entrare in Svizzera.

Una modifica del decreto adottata dal Parlamento italiano nel dicembre 2020 ha però modificato la situazione per la giurisprudenza svizzera. Il sistema di accoglienza di secondo livello è di nuovo accessibile senza restrizioni. Le persone che necessitano di protezione hanno la priorità nei trasferimenti e questo giustifica un cambiamento della prassi.

ATS/RG/eb
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