Emergono crepe tra le posizioni degli inquilini di Palazzo Federale (Archivio keystone)

Ucraina, Consiglio federale sulla graticola

Piovono dure critiche sull’approccio del Governo al conflitto, in particolare sulla comunicazione e sulla scarsa compattezza dei sui membri - L'ANALISI

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Per la Neue Zürcher Zeitung il Consiglio federale è in crisi, SRF si chiede se sia disfunzionale, il Blick lo definisce tentennante... Il governo elvetico è abituato ad essere criticato dai media, fa parte del gioco. In queste ore però le critiche sono particolarmente vaste e dure. Il motivo: l'approccio sulla guerra in Ucraina, e la compattezza tra i sette consiglieri federali.

I commentatori rinfacciano ai membri dell’Esecutivo in particolare di non avere una linea chiara in alcune decisioni, ma soprattutto nella comunicazione. Tutto è iniziato già piuttosto male nei primi giorni dell'invasione russa, quando le sanzioni prima non sono state adottate, dopo sì. Fino poi ad arrivare all'ultime immagini atroci di Bucha, alla periferia di Kiev, e se quanto riscontrato sul terreno sia da definire già fin da subito crimine di guerra: il presidente della Confederazione Ignazio Cassis aveva detto che la definizione spetta a un tribunale, mentre la collega di governo - e di partito - Karin Keller-Sutter ha usato questa parola nemmeno 24 ore dopo. Quindi, aldilà della linea del governo, c'è chi mette in dubbio anche la sua capacità di guidare il Paese in questa crisi.

Tra Cassis e Keller-Sutter qualcuno interpreta le divergenze anche come scaramucce in vista del rinnovo del Consiglio federale l'anno prossimo, quando i liberali potrebbero perdere un seggio. Anche perché non è la prima volta che Karin Keller-Sutter mette in cattiva luce Ignazio Cassis, usando parole chiare in momenti delicati, come ad esempio quando aveva detto di essere favorevole alle sanzioni contro la Russia il giorno prima della decisione in Governo, una prassi decisamente poco comune.

Ad ogni modo il Consiglio federale è la somma di 7 politici, non è un “team” con un primo ministro che guida, ed è il sistema voluto dalla Costituzione. Questa costellazione non è ottimale per gestire i momenti acuti della crisi, soprattutto dal punto di vista della comunicazione, e lo si è visto anche durante la pandemia, anche se a medio termine il bilancio di solito è più positivo. Di certo però presenta un punto debole: non riesce a dominare la discussione. Pensiamo alla neutralità, come declinarla in questa situazione? Se non lo spiega in maniera chiara e autorevole il governo, allora ci pensano gli altri fa farlo: esperti, opinionisti e partiti.

RG-Crameri/Red. MM
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