Un Paese armato

In Svizzera un'alta concentrazione di armi da fuoco tra i civili, ma nessuno sa quante siano - Ancora delicato il rapporto con la violenza domestica

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Circa un’economia domestica su cinque, in Svizzera, custodisce un’arma da fuoco. Questo almeno secondo alcune ricerche che hanno stimato la diffusione di pistole e fucili tra la popolazione civile. Un calcolo non facile, dal momento che gran parte delle armi in circolazione non è registrata: un obbligo di schedatura per le armi acquistate dai privati esiste soltanto dal 2008, mentre per quelle in possesso di ex membri dell’esercito solo dal 2004.

L’organizzazione Small Arms Survey basata a Ginevra ha stimato la presenza di 2,3 milioni di armi da fuoco, di cui un milione e mezzo non registrate, per una media di 27,6 pezzi ogni 100 persone: una delle concentrazioni più alte in Europa (tra i Paesi vicini, soltanto l’Austria ha un tasso più alto). Ma un numero esatto non esiste. Lo stesso esercito parla di stime: “Si può supporre che oggi circa 2 milioni di armi sono in possesso di ex militari o di musei”, spiega una portavoce.

(Fonte dati: Small Arms Survey)
(Fonte dati: Dipartimento federale della difesa)

Per quanto riguarda le armi registrate, inoltre, al momento non esiste un database centralizzato. Ogni cantone gestisce autonomamente la propria realtà. Nel caso del Ticino, le armi registrate sono complessivamente 68'000, mentre ogni anno vengono rilasciati mediamente oltre 1'300 permessi di acquisto.

La tradizione delle armi d’ordinanza

“Non c’è dubbio che la Svizzera sia un Paese con un possesso elevato di armi”, osserva lo studioso Aaron Karp, che collabora con Small Arms Survey. “Le ragioni sono note: c’è una tradizione storica, c’è una legislazione favorevole, ci sono ragioni culturali. Ma a differenza di altri Paesi, il livello di violenza in Svizzera non è così elevato”. Una peculiarità rossocrociata è “la tradizione del possesso privato di armi militari”, ricorda Karp, sottolineando che altri Paesi che avevano usanze simili, come la Svezia, le hanno ormai abbandonate.

Questa tradizione, però, si sta affievolendo. Sempre meno giovani, infatti, decidono di portare con sé l’arma al termine del servizio militare: se nel 2004 erano 32'000, nel 2020 il numero si è ridotto a 1'582. Di pari passo, sono diminuite anche le pistole e i fucili presenti nelle case. “La percentuale delle economie domestiche con armi da fuoco è costantemente diminuita, passando dal 35,4% nel 2000 al 22,5% nel 2015”, affermava il Consiglio federale nel 2019.

(Fonte dati: Dipartimento federale della difesa)

Armi da fuoco e casi di violenza

Parallelamente, le statistiche mostrano anche un netto calo dei decessi causati da arma da fuoco. Negli ultimi 20 anni, in Svizzera si è passati da circa 400 a 200 morti all’anno. Le vittime sono soprattutto uomini, e in larga parte si tratta di suicidi. L’Ufficio federale per l’uguaglianza uomo donna (UFU), in un documento del 2019, ricorda che “da studi e statistiche emerge che, soprattutto in ambito domestico, la disponibilità o l’impiego di armi da fuoco rappresenta un potenziale di violenza o pericolo considerevole”. Tra il 2017 e il 2019, il 32% degli omicidi avvenuti in ambito domestico era legato all’uso di armi da fuoco.

 

Le recenti modifiche normative - tra cui la votazione del 2019 che ha rafforzato la tracciabilità delle armi e reso più difficile l’acquisto delle automatiche e semiautomatiche - ne rendono più complicato il possesso. Ma ottenere un’arma in Svizzera rimane comunque molto più semplice che altrove, e continua a mancare un registro nazionale. Intanto, l’Ufficio federale per l’uguaglianza uomo donna ha avviato un’indagine quinquennale su tutti gli omicidi censiti, per comprendere meglio il ruolo delle armi nei casi nei casi di violenza domestica. I risultati sono previsti per il 2025 e serviranno a fornire indicazioni per il lavoro di prevenzione.

L'approfondimento andato in onda durante il Quotidiano:

Un paese armato

Un paese armato

Il Quotidiano di martedì 15.06.2021

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