Attualmente i processi in corso per il ritiro del passaporto sono meno di una decina. (keystone)

Via il passaporto: sarà prassi

Lo annuncia la SEM, dopo la decisione presa nei confronti di un doppio cittadino partito per combattere con i terroristi islamici

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Quella del ritiro del passaporto svizzero, decisione applicata mercoledì dalla Segreteria di Stato della migrazione (SEM) nei confronti di  una persona con la doppia cittadinanza è decisamente una prima. L'uomo - un ex agente di sicurezza della Argo 1 di Molino Nuovo, in Ticino, conosciuto come il "reclutatore" -  è anche stato condannato a una pena detentiva di due anni e mezzo, di cui 6 mesi da espiare, per legami con il terrorismo islamico, per aver fatto propaganda e reclutato combattenti.

 

In futuro questa misura che la legge permette sin dal 1953, potrebbe diventare prassi ed essere applicata anche agli altri jihadisti che hanno lasciato il nostro paese per combattere con l'ISIS. Attualmente, precisa il portavoce della SEM Daniel Bach, i processi in corso per il ritiro del passaporto non superano la decina. "Ma non è per nulla escluso - assicura Bach - che anche loro terminino allo stesso modo."

La revoca della cittadinanza elvetica è prevista quando il comportamento di un individuo è contrario agli interessi e alla sicurezza interna della Svizzera. E il provvedimento si giustifica anche in vista dell'espulsione definitiva dalla Svizzera del combattente straniero. Solo dopo il ritiro del passaporto infatti cantoni e comuni possono intervenire, revocando il permesso di dimora alla persona in questione.

Contro la decisione presa dalla SEM l'ex agente di sicurezza dell'Argo 1 può ancora inoltrare un ricorso.

RG/mpe
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