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"Vogliamo Baragiola in galera"

Post del vicepremier italiano Matteo Salvini sul terrorista condannato per la strage di via Fani e naturalizzato in Svizzera

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"Roba da matti. L’assassino comunista in vacanza in Svizzera mi dà lezioni di umanità! Rida finché è in tempo, faremo tutto il possibile perché finisca finalmente in galera in Italia". Così in un post su Facebook il ministro dell'interno italiano e vicepremier Matteo Salvini, si è espresso su Alvaro Lojacono Baragiola, ex brigatista (naturalizzato in Svizzera) su cui pende una condanna all'ergastolo in Italia per la strage di via Fani, nella quale il 16 marzo 1978 vennero uccisi cinque agenti della scorta dello statista della Democrazia Cristiana Aldo Moro: (due carabinieri: Oreste Leonardi e Domenico Ricci; tre agenti della polizia: Francesco Zizzi, Giulio Rivera e Raffaele Iozzino).

 

Alvaro Lojacono è un altro protagonista della stella a cinque punte sfuggito alla giustizia: dopo esser passato per vari Paesi (nord-Africa e sud America) ha anche acquisito la cittadinanza svizzera (con il nome di Alvaro Baragiola). Durante un colloquio, che sarà diffuso stasera su Italia1, e che il diretto interessato, da noi interpellato, ha definito illegalmente registrato, Baragiola ha dichiarato di aver letto che Salvini è stato comunista da giovane". Sul proposito di catturare altri latitanti dopo Cesare Battisti, aggiunge: "Di grandi dichiarazioni di impegni di arresti di esuli ce n'è a pacchi. È chiaro che adesso io sono il secondo in lista...".

Riguardo l'arresto di Battisti, condannato in contumacia per quattro omicidi ed estradato in Italia dopo 37 anni, Baragiola ha dichiarato: "Ho l'impressione che negli anni su Battisti sia stata costruita l'immagine del nemico pubblico numero uno, del cattivo assoluto. Gli fanno una foto che esce dal carcere sorridente e si dice che ride sulle vittime. Che giustizia è? Quello è odio".

Sulla naturalizzazione svizzera per sfuggire alla giustizia italiana, Baragiola ammette: "Agli anni di galera in quell'epoca lì non so se avrei potuto sopravvivere. Io non è che non ho mai avuto contatti con le autorità italiane. C'è stata la richiesta di eseguire la pena in Svizzera per Moro. Esiste questa procedura e io ero d'accordo. L'unica cosa che ho chiesto è che l'Italia garantisca che, una volta eseguita la pena qua, non ce ne saranno altre".

E dall'Italia, prosegue l'ex BR, "arriva la notizia che della pena elvetica non sono riconosciute neanche 24 ore: il giudice alla fine non accetta e sono nella situazione di una doppia pena. L'unica possibilità che ho è che almeno nel calcolo della pena rimanente venga considerata quella che ho già scontato. Io non mi nascondo, le scelte le ho fatte io: se l’Italia fa una domanda per tutto il cumulo delle pene che ho, io l'accetto", conclude Lojacono.

ATS/M. Ang.

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