(REUTERS)

Mosca e Washington più vicine

"Il regime di Assad consegni le armi chimiche"; Obama apre uno spiraglio alla via diplomatica. Francia, l'alleata, pronta a progetto di risoluzione

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“E’ uno sviluppo potenzialmente positivo, è possibile che eviti l’attacco militare”. Sono queste le parole usate ieri sera, lunedì, da Barack Obama in un’intervista trasmessa dalla CNN. Il presidente statunitense, che nel suo vocabolario introduce ora il verbo “evitare” riferendosi all’intervento in Siria, ha accolto la favorevolmente la proposta della Russia, ossia quella di invitare il Governo di Assad a consegnare il proprio arsenale chimico alla comunità internazionale.

Le pedine sullo scacchiere internazionale sembrano, per una volta, muoversi in maniera compatta. La distanza incolmabile di vedute fra Washington e Mosca si è quindi un po’ ridotta anche se Obama ha tenuto a precisare che tutti gli scenari restano aperti. Certo è, che questa opzione, dà una boccata di ossigeno anche alle Nazioni Unite, criticate dal presidente a stelle e strisce di immobilismo.

Intanto Obama deve far fronte a un Congresso spaccato, dove i favorevoli a un raid “limitato” sono sempre meno. Anche a livello di sondaggi, il popolo americano non vede di buon occhio un eventuale “intervento punitivo” nei confronti di Assad. Nel frattempo si attendono sempre le analisi sui reperti raccolti in Siria dagli esperti dell’ONU, reperti che dovrebbero appurare in via definitiva se effettivamente il 21 agosto scorso sia state usate armi chimiche. Da chi? questo sarà più difficile appurarlo.

''La Francia presenterà martedì stesso alle Nazioni Unite un progetto di risoluzione che chiede a Damasco di rendere pubblico il suo arsenale chimico: lo ha annunciato il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius,nel corso di una conferenza stampa a Parigi.

RedMM/AlesS


La stampa russa

L'iniziativa russa di mettere le armi chimiche siriane sotto il controllo internazionale spiazza gli USA togliendo loro l'argomento chiave per un attacco militare: la stampa russa è unanime nell'interpretare la mossa diplomatica di Mosca, pur lasciando aperti gli interrogativi sui termini dell'adesione da parte di Damasco e sulle reali
intenzioni di Washington.

"Il regime non sarà mai sincero, non renderà pubblici i suoi arsenali", afferma un esponente dei ribelli siriani al Corriere della Sera, "Obama deve fare i raid che ha promesso".

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