Sostenitori dello scalo ticinese apprezzano il voto del CC di Lugano (© Ti-Press / Pablo Gianinazzi)

Agno, il giorno dopo

Prima di poter utilizzare i fondi cantonali e comunali votati per il rilancio dell'aeroporto, occorrerà attendere l'esito del o dei referendum

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I soldi ci sono, ma al momento non si possono toccare. Si può riassumere così quello che attende nei prossimi mesi l'aeroporto di Lugano: la raccolta firme contro il sostegno cantonale per la ricapitalizzazione e la copertura delle perdite è già in corso, e anche sul credito approvato lunedì dal Legislativo cittadino incombe il voto popolare. Il salvagente potrà essere usato solo una volta superati l'eventuale scoglio del o dei referendum, fino ad allora l'aeroporto dovrà cercare di restare a galla con i propri mezzi.

Almeno fino al voto popolare che, verosimilmente, se l'uno o tutti e due i referendum dovessero riuscire, verrà fissato al prossimo mese di maggio. Una chiamata alle urne a febbraio sarebbe difficile da un punto di vista della tempistica, mentre sembra anche poco probabile che un voto di questa portata venga fissato in concomitanza con le elezioni comunali di aprile. Voto, che, se contrario, porterebbe al fallimento dello scalo. Dal canto suo il direttore dell'aeroporto, Maurizio Merlo, precisa: "attualmente l'aeroporto ha una settantina di dipendenti e fino a fine mese il cantone ha concesso le indennità per lavoro ridotto. LASA ha chiesto che questa misura venga prolungata per altri tre mesi".

Ma l'incertezza crea problemi anche per quanto riguarda il futuro più a lungo termine dello scalo: entro fine 2020 toccherà decidere se e in che forma lo scalo potrà continuare ad esistere. E sono due le questioni che vanno affrontate: quella dei voli di linea e quella di un possibile coinvolgimento dei privati. Per quanto riguarda la prima fattispecie in corso ci sarebbero, secondo quanto riferito dai vertici dell'aeroporto, delle trattative con la Lions Air per ripristinare il collegamento con Ginevra. La compagnia elvetica metterebbe a disposizione aerei e personale, LASA gestirebbe compiti (e rischi) commerciali. Costo previsto: meno di un milione all'anno, che andrebbero ammortizzati con la vendita dei biglietti.

 

 

Poi c'è la questione di un coinvolgimento dei privati. E una cordata di investitori interessati soprattutto all'aviazione civile - è stato ripetuto anche lunedì in Consiglio comunale dal sindaco Marco Borradori - c'è. Tra i privati che hanno sempre manifestato interesse per lo scalo cittadino ci sono anche le società che fanno parte del tessuto economico del cantone. Tra loro c'è chi si lancia con idee innovative e chi tiene tutte le porte aperte ma per il momento vuole aspettare e scoprire le strategie della società che gestisce l'aeroporto, questo per esempio il caso del direttore della Camera di commercio ticinese Luca Albertoni che ritiene che i privati potrebbero essere interessati anche a parte del capitale azionario di LASA. Turisticamente ci potrebbe essere interesse, come spiega il presidente di HotellerieSuisse Regione Ticino Lorenzo Pianezzi che ritiene importante "cominciare a riflettere su come integrare l'offerta turistica a livello di aviazione", mentre il direttore dell'Associazione bancaria ticinese Franco Citterio sottolinea l'importanza "della reintroduzione del volo su Ginevra e che si potranno trovare soluzioni ad hoc".

CSI/Swing

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