Per il riconoscimento formale delle due vittime si dovrà ricorrere all’analisi del DNA. (tipress)

Bedretto, mancavano solo poche soste

Era un sessantenne di Balerna uno dei due uomini morti domenica durante una scalata - Silvia Metzeltin: "L'alpinismo sta diventando solo sport"

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Era un sessantenne sposato, senza figli e che lavorava in ferrovia uno dei due uomini morti domenica precipitando durante la scalata della via attrezzata Herbstwind, sulla parete sud del Poncione di Cassina Baggio. Residente a Balerna era un appassionato di montagna e aveva partecipato a diverse spedizioni in Himalaya e in Patagonia. Per il riconoscimento formale delle due vittime si dovrà ricorrere all’analisi del DNA.

Sulla dinamica dell’incidente indagano le autorità. Qualcosa dev’essere andato storto a quota 2500 metri, quando ormai alla cima mancavano un paio di soste, su un totale di 12 lungo un pendio di 400 metri. Le soste sono in linguaggio tecnico i punti di ancoraggio, che permettono la messa in sicurezza.

 

“Danni o rotture su delle vie di arrampicata sono molto rari”, precisa alla RSI Giovanni Galli, presidente della sezione ticinese del Club alpino Svizzero. “Il momento critico è proprio in questi punti di sosta, dove di solito ci si alterna a capo della cordata. Ci sono delle manipolazioni di corda da fare. E devono essere fatte con attenzione”.

Di difficoltà media, la Herbstwind è una via attrezzata come ce ne sono tante in Ticino. “Ce ne sono migliaia – precisa Galli – l’arrampicata alle basse quote sono delle vie di una cinquantina di metri dove si sale e si ridiscende. In questo caso sono vie più lunghe che richiedono una preparazione migliore però buona parte degli arrampicatori le può affrontare con un buon margine di sicurezza”. Vie attrezzate da non confondere con vie ferrate, che sono solo due in Ticino: sul San Salvatore e sopra Mornera, a Monte Carasso.

CSI-AB-AP/SP

Cosa sta succedendo sulle vette del canton Ticino?

Con le due vittime di ieri in valle Bedretto, il numero delle persone che hanno perso la vita sulle vette del Canton Ticino dall'inizio dell'anno sono 9. Un numero che fa riflettere e che preoccupa, ma gli esperti precisano: ogni caso è diverso e non è la montagna a uccidere. “L’ambiente alpinistico è diventato una cosa che è scivolata molto verso il puro sport. È anche bello, ci sono equipaggiamenti moderni e ci sono pareti attrezzate in montagna quasi come quelle per allenamento. Ma è anche difficile per chi comincia adesso distinguere bene tra bravura tecnica esercita sulle pareti di allenamenti e la stessa cosa fatta in montagna. Gli imponderabili in montagna sono tantissimi”, ci racconta Silvia Metzeltin, una vera fuoriclasse dell'alpinismo e la prima donna ad entrare nel club alpino accademico italiano. La ticinese oggi ha 80 anni, un'età e un'esperienza maturata sul campo, o meglio in altitudine, che le permettono di aiutarci a capire che cosa sta succedendo sulle vette del Canton Ticino. “Da alpinista fa ancora più male quello che è successo ieri anche se non conosco le persone – afferma Metzeltin - Sono stata dietro a troppe bare e a troppi funerali, quando ci siamo detti: chissà se non era evitabile. Io penso tragicamente se sono persone giovani. L’unica cosa che mi auguro è che avessero un rapporto con la loro attività come quello che ho tutt’ora io. Per quanto stupido possa apparire avere una passione è qualcosa che la rende più vivibile e fo rse anche più accettabile un qualche rischio che si corre”.

 
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