L'emozione al momento dell'impatto
L'emozione al momento dell'impatto (Keystone)

C'è un po' di Svizzera su DART

Il ricercatore Fabio Ferrari ha seguito la missione NASA dal Maryland: "Abbiamo colpito l'asteroide come volevamo"

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La sonda DART ha centrato l’obiettivo, colpendo (quando in Svizzera era notte fonda), il "piccolo" asteroide Dimorphos, ma la missione della NASA non è terminata. La grande domanda è ora capire, se e come, l’orbita di questo asteroide di 160 metri di diametro sia mutata dopo l’impatto. La risposta arriverà anche grazie ad alcuni ricercatori dell’istituto di fisica dell’Università di Berna, che hanno seguito l’operazione dal centro di controllo dell'agenzia spaziale americana, nel Maryland.

Tra loro c'era anche Fabio Ferrari che, ai microfoni della RSI, racconta l'emozione vissuta e spiega le prossime tappe: "Ci vorrà qualche giorno per analizzare bene i dati. Saranno importanti anche le osservazioni dei telescopi da terra e dallo Spazio. Noi ci occupiamo di dinamica e di quantificare il movimento del sistema. Per stabilire l’impatto di DART sull’asteroide".

Le prime immagini dicono però che tutto è andato come previsto. "Abbiamo impattato pienamente l’asteroide come volevamo. Si può già dire che appare come un agglomerato di materiale poco coeso", dice ancora Ferrari.

Viste le "dimensioni ridotte", Dimorphos non costituiva una vera minaccia. "Un evento come quello che ha spazzato via i dinosauri è estremamente improbabile", sottolinea il ricercatore. Non così per asteroidi di più piccole dimensioni. Come la meteora esplosa, nel 2013, sopra la cittadina russa di Celjabinsk, che provocò danni e feriti. "Eventi di quella tipologia, con effetti sulle nostre comunità, possono avvenire più di frequente. Si stima ogni 20-30 anni. Per fortuna la maggior parte finiscono nell’oceano". Oppure, d'ora innanzi, verranno colpiti prima.

 

 

SEIDISERA/Gianluca Olgiati/Spi
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