Giuseppe Piffaretti (tipress)

"Certi pani non si potranno più fare"

Il mulino di Maroggia produceva oltre 50 tonnellate di farina al giorno, in parte di qualità che non si trovano altrove

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"Se ne va un pezzo di storia e il primo pensiero va alla famiglia Fontana e a tutte le maestranze", ma l'incendio che ha distrutto gran parte del mulino di Maroggia avrà conseguenze anche per la clientela, secondo Giuseppe Piffaretti della Società mastri panettieri e pasticceri ticinesi.

La struttura ridotta in macerie trattava quotidianamente oltre 50 tonnellate di farina, lavorando anche grani antichi e particolari. "Ci sarà bisogno della solidarietà e della comprensione anche dei consumatori verso il loro panettiere, che una volta finite le scorte di farine speciali come la farina Val Mara, che non viene prodotta altrove, dovrà togliere un determinato pane dal mercato perché non potrà più farlo".

Chi comprava a Maroggia dovrà dunque trovare fornitori alternativi, laddove possibile. Dal profilo quantitativo, potrebbe esserci qualche difficoltà in inverno, qualora le nevicate dovessero interrompere i collegamenti con il resto della Svizzera. La farina è infatti una materia prima che non viene importata dall'estero, se non con alti dazi.

La storia del Mulino di Maroggia

La storia del Mulino di Maroggia

Il Quotidiano di martedì 24.11.2020

 
CSI/pon
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