"Chiedo scusa a Liliana Segre"

La senatrice italiana sopravvissuta all'Olocausto a Lugano ha parlato ai giovani. Manuele Bertoli: "Vittima di leggi sbagliate, anche le nostre"

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Un semplice “grazie, sono stata grata, è stato gentile”. Liliana Segre, sopravvissuta all'Olocausto, si è imitata a rispondere così alle parole del consigliere di Stato ticinese Manuele Bertoli, che oggi, lunedì, ha chiesto scusa alla senatrice italiana, invitata all'USI di Lugano per parlare di fronte ad oltre 400 studenti dei licei ticinesi.

Il direttore del Dipartimento educazione, cultura e sport ha chiesto scusa per il fatto che durante la Seconda Guerra Mondiale, Segre e suo padre, ebrei di Milano, sono stati respinti alla frontiera, ad Arzo, da un ufficiale svizzero che non volle sentire ragioni. “È stata vittima di leggi sbagliate, quelle italiane (le leggi razziali, ndr.), ma anche quelle del nostro paese – ha aggiunto Manuele Bertoli -. Qui, ha chiesto asilo ma il nostro paese non lo ha concesso. Lo ha fatto in altri casi, ma non nel suo. Anche se non ne ho l'autorità, il compito spetterebbe alle autorità nazionali, le chiedo scuso sia a titolo personale che come esponente del Governo cantonale, sperando che errori del genere non si ripetano”.

La reazione di Liliana Segre, come detto, in pubblico è stata parca, ma Manuele Bertoli ai nostri microfoni ha aggiunto: "Mi ha detto che non serba rancore verso la Svizzera, verso gli svizzeri, tranne nei confronti di quell'ufficiale che evidentemente ha segnato la sua vita".

 

"Non sono solo una senatrice, una sopravvissuta, una testimone – ha aggiunto da parte sua la signora Segre -, sono soprattutto una nonna che si interessa dei giovani, ed è a loro che racconto questa storia". Una storia che inizia settanta cinque anni fa, con quel respingimento alla frontiera tra Ticino e Lombardia che, di fatto, la condannò ai campi nazisti. Una storia raccontata oggi a centinaia di giovani da una delle ultime reduci dall'inferno di Auschwitz-Birkenau.

 
CSI/ludoC
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