Nel mirino finì un compagno di battuta (archivio tipress)

Chiesto un anno sospeso per il cacciatore

A processo il 53enne che due anni fa sparò a un amico scambiato per un cinghiale, uccidendolo

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Una battuta di caccia era finita in tragedia il 19 settembre del 2019 a Chiasso, nella zona del bosco del Penz, e quell'episodio è giunto oggi, giovedì, in tribunale. Alla sbarra compare un 53enne cacciatore, per il quale la procura ha chiesto in mattinata una pena di 12 mesi di carcere sospesi con la condizionale.

Quel giorno di due anni fa l'uomo, appostatosi in attesa di una preda, aveva sentito dei rumori e visto una macchia nera in mezzo alla vegetazione. Aveva sparato senza accertarsi di chi o che cosa si trattasse. "Ero convinto al 100% si trattasse di un cinghiale", si è difeso in aula. Era invece uno degli amici che si trovavano con lui e che indossava un giubbotto rosso e un cappellino arancione. Colpito a un fianco, a un'altezza di un metro e venti circa e quindi al di sopra dell'altezza a cui si spara a un cinghiale, riportò ferite tanto gravi da causare il decesso.

Nel motivare la sua richiesta di pena, l'accusa ha sostenuto che c'è stata negligenza, imprevidenza colpevole e violazione delle regole della prudenza.

La posizione dell'imputato è aggravata dal fatto che non si trattò del suo primo incidente: qualche anno prima aveva già sparato un colpo che rischiò di ferire uno dei partecipanti alla battuta fatale.

CSI/pon
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