Nei Grigioni, cinghiali radioattivi

Il Quotidiano di mercoledì 30.09.2020

Cinghiali radioattivi

Misurazioni effettuate per la prima volta nei Grigioni hanno rilevato radioattività nel 50% degli animali

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Sono state effettuate misurazioni della radioattività sui cinghiali e i risultati sono sorprendenti: il 50% degli animali sono radioattivi, una percentuale 10 volte superiore a quella registrata in Ticino. I controlli verranno quindi ripetuti anche l'anno prossimo.

"La misurazione va fatta sulla massa muscolare della spalla o della coscia - ha spiegato la veterinaria Laura Giussani-Bianchi ai microfoni della RSI - Di solito serve un minutino. Abbiamo avuto un 50% di casi positivi, e ci immaginavamo che potevamo trovarne, quindi benvengano i controlli, in modo da assicurare alla popolazione alimenti di buona qualità".

Quella del 2020 è la prima stagione venatoria nella quale nei Grigioni vengono eseguiti controlli della radioattività sui cinghiali. Radioattività ancora presente nel terreno dopo l’incidente nucleare di Chernobyl. L’alimentazione del cinghiale, che l'ungulato trova proprio nel sottosuolo, ne favorisce la contaminazione.

Ma come mai in Mesolcina la percentuale di cinghiali radioattivi è ben dieci volte superiore a quella in Ticino? Per il veterinario cantonale retico le ragioni sono molteplici. "Ci sono diverse spiegazioni per questi valori così alti, spiegazioni che ora analizzeremo - afferma Giochen Bearth - Un fattore è sicuramente quello geografico e poi ci sono le differenze stagionali. In questo periodo il nostro obiettivo è garantire la protezione del consumatore".

I cinghiali, se positivi, sono infatti nocivi e devono dunque essere eliminati. Uno smacco per i cacciatori. "Abbiamo stabilito delle tasse di risarcimento - spiega Stefano Fasani, guardiano della selvaggina - Un indennizzo per gli animali che sono da smaltire, quindi c'è perlomeno un introito a livello di soldi che compensa il fatto di doverli buttare via"

QUOT/Bleff
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