Da parte sindacale si stima sia stata soppressa almeno una quarantina di posti (tipress)

Clima di incertezza alla Schindler

Segnalati licenziamenti scaglionati. Con la direzione parla la commissione del personale come da CCL, sindacati per ora tagliati fuori

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La ristrutturazione è una risposta al cambiamento del mercato, si vuole mantenere la ditta in salute a lungo termine e il numero di posti da sopprimere è in corso di valutazione, ma il futuro della Schindler in Ticino non è in discussione: lo fa sapere l'azienda, senza fare cifre né fornire date, rispondendo per iscritto alle sollecitazioni dopo quanto pubblicato oggi, martedì, da laRegione. Stando al quotidiano, di settimana in settimana a Locarno si procede a licenziamenti scaglionati, andando a toccare in particolare l'amministrazione e causando incertezza. Sarebbe così stata soppressa almeno una quarantina di impieghi, secondo le valutazioni dei sindacati.

Come vuole il CCL, a trattare con la direzione è la commissione del personale, che - legata da un accordo di confidenzialità - non parla. I sindacati, dal canto loro, sono ancora in attesa di incontrare i vertici aziendali. "I contenuti della ristrutturazione non li conosciamo (...) chiederemo un faccia a faccia nei prossimi giorni", afferma Marco Pellegrini dell'OCST. "Ci aspettavamo di essere integrati nella discussione ma così non è stato. È stato concluso un piano sociale di cui non conosciamo i contenuti", aggiunge dal canto suo Gianluca Bianchi di Unia.

L'ottimizzazione dei costi, con la stima di 2'000 posti in meno a livello mondiale di cui 200 in Svizzera, era stata preannunciata l'estate scorsa, con sullo sfondo la crisi del Covid e la forza del franco. In Ticino era già stata chiusa la sede di Quartino, un annuncio giunto già a fine 2019.

 

Le difficoltà dell'industria

La crisi del Covid non ha mancato di colpire il settore industriale. Gli impianti di produzione non sono stati costretti a chiudere dalle autorità, ma non per questo è andato tutto bene. Se nel 2020 a mancare era la domanda, nel 2021 i grattacapi arrivano da altrove. "L'anno è cominciato sicuramente meglio dello scorso, riusciamo a vendere quasi ai livelli di pre-pandemia, ma la produzione è resa più difficile dalla reperibilità dei materiali e dall'aumento dei prezzi, che possono arrivare al 30%", spiega per esempio Michele Beffa, direttore della Tenconi SA di Airolo, che lavora essenzialmente con acciaio e alluminio. Uno sguardo più generale, spiega invece il direttore dell'AITI Stefano Modenini, mostra che "vere e proprie chiusure totali non ce ne sono state, ma c'è stato un rallentamento nella primavera 2020". Dopo l'estate si è tornati "quasi a tempo pieno", ma alcune aziende ricorrono tuttora all'orario ridotto. Il settore guarda soprattutto a mercati esteri che, tranne Cina e Stati Uniti, "sono in sofferenza".

CSI/pon
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