Un bar del centro storico di Bellinzona
Un bar del centro storico di Bellinzona (tipress)

Come va nei bar di Bellinzona?

Le nuove direttive anti-Covid alla prova dei fatti: siamo andati nella capitale, tra i locali già aperti, per parlare con clienti e gerenti. Intanto aumenta protesta di chi vuole i test gratuiti

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Le nuove direttive anti-Covid alla prova dei fatti. Da oggi chi non dispone di un covid pass - che ne attesta la vaccinazione, un tampone negativo oppure una guarigione - si vedrà negato l'accesso a diverse strutture al chiuso, tra cui ristoranti, palestre e musei.

E come sta reagendo la popolazione? Stamane siamo andati a Bellinzona, tra i locali già aperti. La città si stava piano, spiano svegliando e molta gente stava ancora all'aperto. E beveva il suo caffé su una delle tante terrazze dei bar del centro. Parlando con i clienti ci siamo accorti che molti di loro sono muniti di Covid pass e che stanno all'esterno per scelta e non per necessità. C'è poi chi il certificato Covid non ce l'ha. Ma anche per loro le soluzioni, anche creative, non mancano. Come due amici, uno provvisto di pass che stava all'interno di un locale, ed uno senza che stava all'esterno, che si parlavano attraverso la finestra aperta.

"Per il momento la situazione è quasi normale. Io conto le defezioni di sei clienti senza il certificato Covid. Altri due clienti invece di stare dentro come al solito stanno fuori. Per il resto, sembrerebbe funzionare. Ho scaricato l'applicazione Check Covid e controllo i certificati dei clienti. E comunque sono clienti habitué e dunque già sappiamo chi ha il certificato e chi no", ci dice Michele Gabuzzi, gerente del bar Incontro in Piazza Governo. "E per il mezzogiorno al momento la gente sta ancora fuori perché la temperatura lo consente. Bisognerà vedere cosa succederà quando sarà più freddo. Ed in questo senso non nascondo qualche preoccupazione", conclude Gabuzzi.

 

Intanto si fa notare sempre di più in Svizzera la protesta di chi chiede il mantenimento della gratuità dei test del coronavirus ai fini di un certificato. Dal 1° ottobre la Confederazione non se ne assumerà infatti più i costi e nella schiera delle voci contrarie al cambiamento si è aggiunta negli ultimi giorni una petizione, lanciata online, che chiede equità di trattamento e che alla gratuità della vaccinazione resti affiancata la gratuità dei test per chi non vuole il vaccino; indirizzata al Consiglio federale, la richiesta ha raccolto 200’000 sottoscrizioni.

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Luca Berti/joe.p.
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