Un'immagine scattata l'anno scorso nell'aula magna dell'istituto (©Keystone)

Da 35 anni forma talenti

Il conservatorio della Svizzera italiana festeggia un importante anniversario ne abbiamo parlato con il Direttore Christophe Brenner

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Il Conservatorio della Svizzera italiana ha 35 anni, e da oltre 20 il suo direttore è Christoph Brenner. “Sono 35 anni e mi sembrano da un lato tanti, ma dall’altro in confronto ad altre scuole sono pochi anni. Altre scuole sono nate all’inizio dell’800 quindi vuol dire che abbiamo bruciato le tappe e in breve tempo siamo arrivati ad essere una scuola con importanza nazionale ed internazionale. Siamo ben consapevoli che la qualità non è uno standard ma un processo sul quale bisogna investire continuamente del tempo e delle energie”.

Nell’ultimo decennio ci sono state varie discussioni per trovargli una nuova casa. Lo stabile RSI di Besso è ancora un’opzione. “Questa è una delle sfide. Al momento siamo in buone discussioni e speriamo che entro fine anno ci sia più chiarezza su quella che sarà la nostra prossima sede che speriamo sia defintiva”.

I festeggiamenti arrivano in un anno segnato dalla pandemia. Il virus ha bloccato i concerti e messo in difficoltà finanziarie tutto il settore degli eventi. “È una delle sfide che riguarda il futuro. Quindi dobbiamo fare di più per i nostri giovani, per i giovani talenti. Con i nostri piccoli abbiamo un contenitore, una scuola molto performante. Sono passati ormai 8 anni dalla votazione sull’articolo costituzionale che prevedeva un sostegno nella formazione dei talenti. Speriamo che l’anno venturo questo, direi, grave problema verrà risolto con un contributo della Confederazione”.

Proprio pensando ai giovani, qualche mese fa a causa del coronavirus avete istituito un fondo di solidarietà per aiutare alcuni studenti. “Sono rimasto molto contento e anche molto impressionato dalla solidarietà di popolazione, fondazioni, banche, molti privati… Vorrei sottolineare per esempio il crowdfunding fatto dai Barocchisti. Abbiamo ricevuto tanti importi anche piccoli, diciamo di 50 franchi, ma alla fine avendo raccolto più di 200'000 franchi abbiamo visto che c’è un’identificazione con i giovani e una volontà di sostenere la musica. Di questi 200'000 franchi nel frattempo ne abbiamo versati un po’ più di 120'000 a sostegno degli studenti in difficoltà”.

CSI/Red.MM
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