Sotto inchiesta per truffa

Il Quotidiano di martedì 30.11.2021

Dai prelevamenti alle patenti irregolari

Indagata la presidente di un’associazione del Locarnese, attiva nel trasporto di persone bisognose. Avrebbe sottratto 200'000 franchi

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La presidente di un’associazione del Locarnese, attiva nel trasporto di persone bisognose di aiuto, è finita sotto inchiesta. La 65enne – si è appreso martedì – deve rispondere di vari reati, che avrebbe commesso tra il 2016 e il 2019. Si va dalla truffa all’appropriazione indebita, dalla frode nel pignoramento alla falsità in documenti. Senza dimenticare la grave violazione alle norme della circolazione stradale.

A dare avvio alle indagini è stato un piccolo incidente stradale. La polizia si è accorta che gli autisti non avevano il tipo di patente richiesto. Ulteriori verifiche hanno portato alla scoperta delle altre fattispecie.

L’accusa principale a carico della donna, che aveva trasformato in associazione la sua ditta individuale, sta proprio nell’avere continuato a gestirla come fosse una società, compiendo ingenti prelevamenti a scopo personale. Gli inquirenti, coordinati dal sostituto procuratore generale Andrea Maria Balerna, hanno ricostruito uscite per 116'000 franchi. Totale che, unito ad altre spese non chiarite, arriva a 200'000.

Non solo: la 65enne beneficiava di una rendita di invalidità, e non ha mai segnalato la sua nuova attività professionale. Così come, sempre grazie all’associazione, avrebbe occultato il proprio reddito per sfuggire all’esecuzione degli attestati di carenza beni che pendevano su di lei.

Dagli accertamenti condotti è spuntato infine un contributo dell’Ente regionale di sviluppo, elargito per finanziare al 50% l’acquisto di un’auto in realtà concessa con la formula del leasing.

La 65enne, difesa da Niccolò Giovanettina, ammette l’esistenza di irregolarità. Sostiene però di avere agito a fin di bene, e di avere creato l’associazione con l’unico obiettivo di ottenere gli aiuti cantonali (peraltro mai ricevuti). I prelevamenti? “Li ho effettuati – ha detto – perché non avevo uno stipendio.”

Francesco Lepori
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