In Ticino nel 2019 ci sono stati 28 incidenti gravi sul lavoro
In Ticino nel 2019 ci sono stati 28 incidenti gravi sul lavoro (gettyimages)

Di lavoro si muore

Il numero di incidenti in Ticino non accenna a calare e l'AITI sensibilizza i soci al tema della sicurezza

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In Ticino nel 2019 ci sono stati 28 incidenti gravi sul lavoro e 2 operai sono morti. L’anno precedente i numeri sono quasi fotocopia. Estendendo la forchetta temporale, negli ultimi 10 anni si oscilla fra i 50 casi del 2011 e i 28 del 2016. Dietro queste cifre ci sono, non è banale ricordarlo, vite umane.

Solo la settimana scorsa ci sono stati due incidenti gravissimi. Un operaio di 42anni ha rischiato la vita venerdì scorso in un'azienda di Rancate. Pochi giorni prima, un operaio di 44 anni è stato colpito al petto da un pezzo di macchinario mentre lavorava in un'industria di Monteggio e non ce l'ha fatta. Entrambi sono frontalieri.

Proprio gli ultimi fatti di cronaca hanno spinto l'Associazione industrie ticinesi (AITI) a tematizzare il problema, e lo ha fatto mercoledì, durante la riunione del comitato direttivo. "Il tema è sicuramente da prendere sul serio", ha detto il presidente Fabio Regazzi ai microfoni della RSI.

 

"Abbiamo deciso di puntare sulla sensibilizzazione dei nostri soci e di rilanciare i nostri corsi sulla sicurezza". Perché, invece, non scrivere alla SUVA e all’Ispettorato del lavoro come pensato in un primo tempo? "Ci sono delle competenze chiare", risponde Regazzi, che aggiunge: "Se ritengono che bisogna intervenire hanno gli strumenti per farlo, non spetta a noi sollecitare controlli supplementari ai due enti preposti a vegliare sulla sicurezza".

Sulla sua pelle

CSI 18.00 del 20.2.2020 - La testimonianza di Giovanni
CSI 18.00 del 20.2.2020 - La testimonianza di Giovanni

Sono passati più di cinque anni dall’incidente. Era il 15 settembre 2014. Giovanni Rizzuto, muratore, stava per essere colpito da una gru mentre era al lavoro all'ottavo piano di un palazzo in ristrutturazione a Lugano-Paradiso. E’ caduto ed è rimasto in bilico sul cemento. Sotto di lui c’erano ancora più di venti metri. E’ sopravvissuto a quell’incidente, ma già il verbo, "sopravvivere", sembra essere un precipizio.

Rizzuto racconta la sua esperienza che, oltre al grave incidente (ha riportato fratture in tutta la parte sinistra del corpo) è stata un’odissea anche dal profilo economico e da quello del reinserimento professionale. Sul piano legale è ancora pendente un procedimento, dopo che la Camera dei ricorsi penali ha ordinato la riapertura dell’inchiesta inizialmente archiviata dal magistrato. Giovanni è rimasto 10 mesi senza percepire lo stipendio né ottenere altre forme d’aiuto. Oggi, grazie alla sua caparbietà e al suo orgoglio, è riuscito a trovare un nuovo lavoro. Al momento dell’incidente aveva 25 anni.

Fino a due interventi alla settimana

Il primo intervento, in caso di incidenti sul lavoro, spetta alla polizia cantonale. Le cifre fornite riflettono incidenti gravi e provengono proprio dalle statistiche di polizia. Il numero di interventi, però, è ben più alto, "tra i 90 e i 110 all’anno". Ad averci fornito questi dati e a parlarci del fenomeno è il portavoce della polizia cantonale, Renato Pizzolli. Ci parla di inchieste difficili perché "quello che si trova all’arrivo non per forza rappresenta la situazione di partenza". Facciamo un esempio: una colata di cemento. Quando la polizia "fissa la situazione", così si dice in gergo, la scena è diversa rispetto al momento dell’infortunio. Tutta l’inchiesta si basa dunque su presupposti molto vicini alla realtà ma non per forza nella loro totalità. Degli incidenti sul lavoro però si occupa la gendarmeria. Perché non creare una sezione specializzata? "Per una sezione specializzata non c’è sufficiente massa critica, ma in ogni commissariato ci sono degli agenti di riferimento". Questi agenti, con esperienza nel settore, vengono scelti su base volontaria e oggi sono 8.

 
CSI/F.Torrani/F.Calcagno
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