Focus su un fenomeno tanto odioso, quanto sommerso
Focus su un fenomeno tanto odioso, quanto sommerso (archivio tipress)

Dietro quelle molestie (parte seconda)

Pressioni a sfondo sessuale sul posto di lavoro: la sofferenza delle vittime, le proposte e le iniziative per rafforzare la lotta al fenomeno

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Sconcerto, smarrimento, tanti interrogativi e inquietudini. È in questi termini che inizia a consumarsi il dramma di chi finisce al centro di molestie sessuali sul posto di lavoro. Tutto può prendere le mosse da una battuta, un gesto, un'attenzione indesiderata che, di fronte al disorientamento della vittima, finiscono per innescare una spirale scandita da molestie sempre più insistenti. D'altro canto ad una reazione di esplicito rifiuto possono far seguito conseguenze ancora peggiori: da ritorsioni fino a fatti di marginalizzazione assimilabili ad un vero e proprio mobbing.

L'impatto sull'equilibrio della vittima

E in gioco, intanto, sono la salute e la condizione psicologica delle vittime. Precipita la motivazione sul lavoro, mentre cresce la tendenza a chiudersi in sé. Quanto alla tensione accumulata, quando è particolarmente intensa, può anche sfociare in disturbi come quelli legati ad un fattore traumatico estremo. E nei casi più gravi, ci dicono le psicologhe del lavoro, può anche rendersi indicata una somministrazione di farmaci.

Matura quindi, in assenza di provvedimenti, la disaffezione della vittima dall’azienda e dai suoi valori. Un dato praticamente inevitabile, sulla scorta di quanto sottolinea Stefania Mastrillo, psicologa del Laboratorio di psicopatologia del lavoro OSC: la vittima infatti percepisce con fin troppa chiarezza che l’impresa, nella quale tanto si era identificata, non coglie il suo malessere e non la protegge dagli abusi. Di qui la tendenza alla passività, all'estraniarsi, fino magari alla decisione, sofferta, di rinunciare al proprio impiego.

I limiti della legge

Cosa fare allora per combattere più efficacemente simili ingiustizie e derive? Come adoperarsi per affrontare, e con tutta la determinazione del caso, un fenomeno che è all’origine di sofferenze e vicende semplicemente inammissibili? Nella prima parte di questo servizio abbiamo evidenziato il ruolo cruciale del datore di lavoro, e i doveri che la legge gli impone. Ma è pur vero che la stessa legge, spostandoci sul versante delle vittime, presenta dei punti deboli in relazione alle vie di difesa legale.

Troppe donne molestate sessualmente

Troppe donne molestate sessualmente

Il Quotidiano di lunedì 21.12.2020

 

Ma perché? Sul piano probatorio, per fattispecie come quelle legate alla retribuzione, all’assegnazione dei compiti e al licenziamento, la legge stabilisce che la presenza di una discriminazione si presume per quanto la persona denunciante la renda verosimile. Questo alleviamento dell’onere della prova non si applica però alle denunce di molestie sessuali. Ciò fa evidentemente una notevole differenza, poiché impone di fatto alla vittima di dover produrre elementi molto oggettivi (come messaggini, e-mail, immagini, ecc) a sostegno della sua denuncia.

Molestie e questione probatoria: il dibattito sull'applicazione del principio di verosimiglianza
Molestie e questione probatoria: il dibattito sull'applicazione del principio di verosimiglianza (keystone)

Ma il punto è che le molestie sessuali, come abbiamo già visto, si consumano spesso in modo sottile ed evanescente. Perché spesso chi le commette “è molto furbo, le fa in maniera nascosta e non lascia tracce”, sottolinea la delegata in Ticino alle pari opportunità Rachele Santoro. Da più direzioni quindi, e anche alla luce del numero veramente elevato di cause perdute dalle parti denuncianti, si invoca una revisione della legge. L’estensione del principio di verosimiglianza anche alle molestie sessuali consentirebbe infatti di acquisire validamente elementi indiretti, ma comunque assai concreti, come ad esempio il calo del rendimento della vittima o testimonianze su una singolarità del clima di lavoro al momento dei fatti. Per la vittima diverrebbe così più agevole dimostrare la situazione che a tutti gli effetti ha vissuto.

In questo senso non mancano certo le istanze di modifica della legge. Anche sul terreno delle iniziative cantonali, come indica l’avvocata Augusta Simoni, che presiede l’Ufficio ticinese di conciliazione in materia di parità dei sessi.

 

Fra riflessioni e iniziative di sensibilizzazione

In attesa di possibili sviluppi sul piano normativo, si moltiplicano gli sforzi sul piano della riflessione e della sensibilizzazione. Il fenomeno è indubitabilmente grave e va affrontato anche attraverso una presa di coscienza di dinamiche, perverse, che lo pongono in essere. In questo senso Chiara Landi, presidente in Ticino del Gruppo donne dell’Unione sindacale svizzera (USS), sottolinea la squallida manifestazione di potere, nel senso più deteriore del termine, sottesa da queste molestie: un fenomeno alimentato sia da inqualificabili pretese di subordinazione della donna all’uomo, sia da questioni di dipendenza ineludibili per la vittima, nel momento in cui la sua stabilità economica e di vita dipende da un superiore, un dirigente, un ambiente che può divenire ostile.

Contro le molestie sessuali sul lavoro, nel quadro di una campagna a livello nazionale, è stato realizzato uno specifico kit di prevenzione
Contro le molestie sessuali sul lavoro, nel quadro di una campagna a livello nazionale, è stato realizzato uno specifico kit di prevenzione (BS)

A livello nazionale è intanto iniziata una campagna di sensibilizzazione rivolta segnatamente alle aziende: per richiamarle alle loro responsabilità e per fornire loro all’occorrenza strumenti tesi alla creazione di un dispositivo di prevenzione. Intorno a questi obiettivi è stato concepito un apposito kit (scaricabile qui) che è composto da schede informative, da alcuni video esplicativi e anche dalla possibilità di accedere ad una formazione online sul dossier. Per Rachele Santoro si tratta soprattutto di promuovere un cambiamento culturale all’interno delle imprese: nel segno di una rinnovata attenzione all’inclusività, al rispetto reciproco, alla dignità di chi lavora.

L'iniziativa delle vittime resta in ogni caso cruciale. Timori e indugi sono umanamente più che comprensibili. Ma la volontà di aprirsi, di parlarne, di denunciare deve riuscire a far breccia. Stefania Mastrillo sottolinea casi di persone che hanno subito queste molestie, preferendo però lasciare il posto di lavoro e rivelando solo molto tempo dopo le loro vicende. A prevalere, in questi casi, sono stati sensi di vergogna, timori di subire rivalse. Si impone però una rinnovata consapevolezza di sé, della propria dignità, della necessità di agire per difenderla. Di rompere il silenzio.

Alex Ricordi

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