Il tema è tornato in aula in seguito a un'interpellanza (Ti-Press)

Ex funzionario, si pensa a un'altra CPI

Il caso è tornato sui banchi del Gran Consiglio - La sottocommissione finanze dovrà capire se proporre l’apertura di una commissione parlamentare di inchiesta

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Il caso dell'ex funzionario del DSS condannato per coazione sessuale e stupro è tornato in Gran Consiglio in seguito a un'interpellanza che chiedeva al Consiglio di Stato di ricostruire la gestione del caso da parte dell'Amministrazione cantonale e del Governo.

In particolare si chiedeva una ricostruzione temporale e sui motivi che hanno portato prima alla sospensione del funzionario del DSS e poi alla disdetta ordinaria ma non immediata del rapporto di lavoro. Una differenza ritenuta sostanziale dagli interpellanti, da un lato per la gravità dei fatti sanzionati dalla magistratura, dall'altro perché di fatto le modalità di licenziamento permettono all'ex funzionario di incassare 4'000 franchi di pensione in più all'anno.

Il cancelliere Arnoldo Coduri ha spiegato che dopo la sentenza di primo grado è stato effettuato un accertamento riguardante la gestione del caso. Ne era emerso che nel 2004, all'epoca dei fatti, erano emerse critiche nei confronti del funzionario principalmente su aspetti professionali e caratteriali legati a comportamenti sconvenienti. In seguito le sue mansioni erano state modificate per limitare le sue relazioni verso l'esterno. In un incontro del febbraio del 2005 non erano erano stati segnalati indizi su eventuali rapporti sessuali.

Secondo l’attuale Consiglio di Stato, dagli atti si deduce che l’allora Amministrazione cantonale non era a conoscenze di molestie o atti sessuali da parte del funzionario. Stessa conclusione a cui sarebbe giunta anche la Corte d'appello.

Alla fine, il plenum ha deciso di procedere ad una discussione generale allo scopo di sollevare questioni che dovrà approfondire la sottocommissione finanze. Toccherà ad essa capire se proporre all’aula l’apertura di una commissione parlamentare di inchiesta. Si tratterebbe di un secondo tentativo, visto che una CPI sul tema era già stata respinta lo scorso anno.

Sotto la lente del Parlamento torna l’operato del Consiglio di Stato, quello in carica oggi, il modo in cui sono state portate a termine le verifiche e le conclusioni, giudicate “insufficienti” dalla maggioranza di chi è intervenuto.

CSI-Broggini/sf
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