Il presidente cantonale Alessandro Speziali, fra i firmatari del testo (tipress)

Giù le imposte per i redditi alti

Lo chiede un'iniziativa parlamentare presentata dal PLR: due tappe per rientrare nella media intercantonale

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L'aliquota massima per le persone fisiche per i redditi più alti scenda in una prima tappa dal 15,076% al 13% nel gennaio del 2024 e poi all'11,5% in una seconda tappa dal 2026, pareggiando quello federale e riportando il Ticino nella media nazionale: è quanto chiede un'iniziativa parlamentare inoltrata in forma elaborata da Alessandra Gianella, Alessandro Speziali e Matteo Quadranti per il PLR e presentata oggi, martedì.

Il Ticino, sostengono i liberali-radicali, si distingue da anni per una "fiscalità attrattiva per i bassi redditi, moderata per quelli medi e poco interessante per quelli alti". Lo scopo della proposta è quindi quello di ridurre il carico anche per una componente della popolazione molto mobile - che quindi potrebbe facilmente decidere di cambiare lidi - e che rappresenta "un'importantissima fonte finanziaria per molte realtà locali". Attualmente il 3% più abbiente delle persone fisiche paga il 35% totale delle imposte.

CSI 18.00 del 24.07.2021 Parla Christian Vitta
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Le autorità cantonali stanno già esaminando la possibilità di una riforma fiscale da attuare nei prossimi anni (ne abbiamo dato notizia sabato): "Stiamo dando seguito alla decisione presa dal Parlamento nel 2019: aveva indicato che entro il 2024 dobbiamo presentare una riforma della legge tributaria che tocca le persone fisiche in sostituzione della diminuzione del moltiplicatore che attualmente è in vigore in maniera transitoria", ha spiegato il consigliere di Stato Christian Vitta.

L'intervista al presidente PLRT

La proposta non soddisfa gli altri partiti

Questi sgravi causerebbero perlomeno inizialmente una contrazione del gettito di Cantone e Comuni, pari a quasi 43 milioni di franchi all'anno, questo quanto stima il PLR. Per PS e PPD le perdite saranno invece più elevate di quasi tre volte. E se la Lega preconizza piuttosto una riforma complessiva che non "cerotti proposti da singoli partiti", i popolari-democratici vedono aspetti positivi e negativi. Totalmente contrari, invece, i socialisti, pronti a lanciare il referendum.

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