Gran Consiglio, la Lega lascia l'aula

Il gruppo insoddisfatto della condanna della violenza a Lugano espressa dal presidente Nicola Pini, chiedeva esplicita solidarietà con Marco Borradori

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L'autogestione, rimandata in commissione lunedì, è tornata a fare capolino in Gran Consiglio in apertura di seduta martedì, apertura che ha condotto il gruppo leghista a lasciare l'aula.

"A nome dell'ufficio presidenziale voglio condannare ogni forma di violenza, sia fisica che simbolica, ed esprimere assoluta solidarietà a chi ha subito violenze e minacce, non da ultimo ieri sera, e soprattutto per riaffermare con decisione l'importanza di un dialogo schietto e duro negli argomenti ma sempre corretto e civile (...) il rispetto delle persone, delle istituzioni e di tutte le parti coinvolte in una discussione, sia in quest'aula che nel paese", ha detto il presidente Nicola Pini rivolgendosi ai colleghi.

 

Una dichiarazione che non ha soddisfatto la Lega dei Ticinesi, che avrebbe auspicato un'esplicita presa di posizione a favore del sindaco Marco Borradori, sotto la cui casa i "molinari" hanno manifestato lunedì sera (ascolta il servizio di Sandy Sulmoni), e dell'intero Municipio di Lugano.

Quelli di lunedì sera sono "fatti di una gravità inaudita", secondo il capogruppo Boris Bignasca, che ha preso la parola dopo aver chiesto una pausa per discutere con i suoi e ha ricordato anche la richiesta al Parlamento di "condannare la violenza dei teppisti dello CSOA". Fino a quando questa condanna non verrà formulata dal Gran Consiglio, ha quindi concluso Bignasca, "il gruppo della Lega non parteciperà alle sedute".

pon
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