Una veduta dall'alto della zona di Davesco devastata dalla frana
Una veduta dall'alto della zona di Davesco devastata dalla frana (tipress)

"Ha ceduto all'imponderabile"

Così Attilio Panzeri sul muro a monte della frana di Davesco. "No a colpevolezze a tutti i costi"

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Non sono pochi, dopo la tragedia di Davesco, i punti di domanda che volteggiano attorno alla stabilità del muro che si trovava a monte della zona investita dalla frana. Un muro definito, in prima battuta, di "contenimento", e quindi di "sostegno" rispetto all'edificio industriale sovrastante. Un muro davvero funzionale a tali esigenze?

Ebbene, ci spiega Attilio Panzeri, architetto ed ex presidente della Sia (Società svizzera ingegneri ed architetti ), in questo tipo di struttura confluiscono entrambe le funzionalità."La differenza fra sostegno e contenimento praticamente non esiste. A Davesco quel muro era stato eretto per costituire un'area orizzontale davanti all'edificio industriale a monte della zona franata", commenta l'architetto sulla base delle immagini diffuse a seguito della tragedia. "Questi muri, per evitare un ristagno d'acqua, devono poi avere dei fori di drenaggio dai quali la stessa possa defluire. In tal modo, la spinta sulla struttura si riduce e non sollecita la tenuta del muro".

L'architetto Attilio Panzeri
L'architetto Attilio Panzeri (tipress)

In ogni caso, sostiene Panzeri, non ci sono ragioni per ravvisare negligenze e pensare ad un muro costruito "non a regola d'arte". Ovviamente, a meno di eventuali difetti che solo le indagini potranno accertare. "Stabilirà la perizia se il muro fosse difettoso o meno sul piano normativo. Dubito però che possa essere andata così. La sua funzione, quel muro la svolgeva. Sono molto più convinto che sia stata l'eccezionalità delle precipitazioni  ad aver determinato il crollo", ci dice Panzeri, osservando peraltro che il territorio ticinese, per la sua particolare morfologia, "è costellato da questo tipo di muri".

La barriera, osserviamo, era stata però costruita negli anni '80... Ma l'idea di una qualche obsolescenza non è condivisa da Panzeri. "Sicuramente la tecnologia edile era all'epoca abbastanza evoluta. Si considerino tutte le nostre costruzioni civili lungo le arterie autostradali: ci sono muri che stanno lì dagli anni '70 e tengono benissimo", replica l'architetto.

Il nostro interlocutore chiama semmai in causa la massa d'acqua fuori dall'ordinario che si è riversata in queste settimane sulla regione. In questo senso è quindi ragionevole ipotizzare che il muro a Davesco "abbia ceduto all'imponderabile. Quando il clima esagera, queste strutture", nonostante le loro capacità, "non riescono più a sopportare gli eccessi dei mutamenti repentini della portata delle acque".

Quanto a eventuali responsabilità penali, sarà l'inchiesta a pronunciarsi. "Ho però paura che si voglia cercare a tutti costi un colpevole, che magari non è tale, ma rovinando così altre persone", osserva l'architetto, sottolineando, peraltro, che una delle due donne uccise dalla frana era la figlia del proprietario del capannone a monte.

Alex Ricordi

 

 

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