Covid: i rischi dei condizionatori

TG 20 di martedì 07.07.2020

I rischi dei condizionatori

L’allarme dalla Cina era noto e la preoccupazione sale anche in Svizzera – Tanner: “Rischio soprattutto dove si ricicla l’aria” - suissetec: "Nessun allarmismo"

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Guangzhou, Cina, siamo alla fine di gennaio. Una famiglia proveniente da Wuhan pranza in un ristorante: tra loro, un malato asintomatico che in serata avverte i primi sintomi. Nel volgere di alcuni giorni, altre nove persone risultano positive, tra cui cinque persone che pranzavano in tavoli vicini. La conclusione a cui giunge uno studio scientifico cinese sul caso è inequivocabile: il focolaio del virus è riconducibile al sistema di condizionamento dell’aria, che ha diffuso le particelle di virus nell’ambiente.

E la preoccupazione è ben presente anche Svizzera, con la task forceCcovid-19 della Confederazione che mette in guardia sui rischi. “Si, esiste un grande rischio – conferma l’epidemiologo della Task force Marcel Tanner ai microfoni della RSI –, soprattutto per quei condizionatori che riciclano l’aria interna senza effettuare un ricambio. Il problema è anche tecnico, ovvero come questi sistemi vengono utilizzati e dove vengono installati all’interno di un locale”.

Problemi anche con le distanze rispettate

Nel caso del focolaio nel ristorante di Guangzhou, la colpa è proprio di condizionatori che hanno riciclato per ore la stessa aria, spingendo il virus verso tavoli che rispettavano la distanza di sicurezza. “I commensali rispettavano la distanza, il piano dei tavoli del locale è stato studiato, c’era la giusta separazione tra i tre gruppi famigliari. L’unica spiegazione poteva venire dal condizionatore posto sopra i tavoli, che per ore ha fatto circolare le goccioline del virus emesse espirando e parlando” spiega ancora Tanner.

suissetec: “Rischio da monitorare, ma nessun allarmismo”

È invece un po’ più cauto Manuel Rigozzi, ingegnere e presidente del settore ventilazione e climatizzazione di suissetec, associazione mantello che raggruppa 3’500 aziende. Il rischio va monitorato, ma non è il caso di lanciare allarmismi. “Si ipotizza che il rischio possa essere accresciuto – spiega ai microfoni della RSI – qualora con certi condizionatori o ventilatori si possa spostare per via aerea qualche gocciolina contenente il virus. Si parlava di ipotesi, ma a distanza di due mesi e mezzo dall’inizio della stagione calda – quindi con un largo utilizzo di questi condizionatori nel nostro Paese –, sarebbe sbagliato fare allarmismo in questo momento, considerato che la curva di contagi non è aumentata per nulla”.

Tanner da parte sua conferma, ma mette comunque in guardia: “In Svizzera finora non ci è stato segnalato alcun caso, ma l’esempio della Cina è un monito. In certi ambienti chiusi, modo d’uso e posizione del condizionatore facilitano la propagazione del virus”.

Per minimizzare i rischi bastano semplici accorgimenti: tenere i ventilatori a velocità minime e ridurre la potenza dei condizionatori. E il metodo più semplice, economico ed efficace: arieggiare con frequenza.

TG/dielle
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