Il calcio secondo Joe Mansueto

TG 12:30 di domenica 26.09.2021

Il calcio secondo Mansueto

Incontro con il neo proprietario del FC Lugano che è originario di Monte Falcone, vicino a Benevento, e ha fatto fortuna a Chicago

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Joe Mansueto, 65 anni, cresciuto in Indiana, padre originario di Monte Falcone, vicino a Benevento, mamma irlandese, ha fatto fortuna a Chicago. Dal 2019 è proprietario dei Chicago Fire, da poco più di un mese è il nuovo presidente del FC Lugano. Si è lasciato contagiare dalla passione per il calcio vedendo giocare i suoi figli all’High School, ammette di non essere un “soccer guy”, ma un vero businessman. Per Forbes il suo patrimonio è di 5,9 miliardi di dollari. Un successo raggiunto grazie alla società di consulenze e intermediazione Morningstar e da investimenti immobiliari come lo storico Waldorf Astoria Hotel a Chicago o l’iconico Wrigley Building, dove ci riceve per l’intervista concessa alla RSI. Eccone ampi stralci.

D. Mr. Mansueto perché Lugano? Perché un imprenditore americano si interessa a una squadra svizzera?

Joe Mansueto: “Quando due anni fa ho comprato i Chicago Fire mi convinsi subito che c’erano grandi vantaggi a possedere più di un club: puoi sfruttare un’unica direzione sportiva, un unico scouting, avere una rosa più flessibile e scambiare giocatori. E quando il nostro direttore sportivo, Georg Heitz, mi ha detto che c’era la possibilità di comprare il Lugano, abbiamo detto “bingo” e tutti i pezzi sono andati al loro posto”.

D.: Aveva mai sentito parlare di Lugano prima?

JM: “Tanto tempo fa. Mio padre era nato in Italia e io ho trascorso qualche giorno di ferie sul Lago di Garda, da parenti, e sono passato vicino a Como, e dunque a Lugano”.

D.: Ha detto che da subito volevate acquisire un club, ne avete cercati altri prima del Lugano?

JM:Abbiamo vagliato diverse opzioni, le abbiamo studiate ed esaminate e pensiamo che il Lugano sia la migliore. Non abbiamo mai preso sul serio nessun altro club. Ma avevamo osservato altri club nel mondo”.

D.: Lugano è stata una “seconda scelta”?

JM: “No, era la prima scelta. Gli altri club li abbiamo esaminati, abbiamo fatto delle diligence, ma Lugano è stata l’unica società che abbiamo realmente preso in considerazione.”

D.: Perché Lugano era la migliore?

JM:Per molte ragioni. Lugano è una splendida città nel cuore della Svizzera e poi conosciamo la Super League svizzera. Una realtà stabile, nel centro dell’Europa e poi credo che Lugano abbia un enorme potenziale. Ed era pure disponibile”.

D.: L’acquisto dei Chicago Fire è stato stimato sui 400 milioni di dollari, quanto avete investito nel FC Lugano?

JM:Per ragioni di discrezione, siamo un’impresa privata, il prezzo lo teniamo per noi. Abbiamo comunque intenzione di investire, immettere capitale per far crescere la società e permetterle di avere i giocatori e le infrastrutture necessarie

D.: A proposito di infrastrutture, a novembre a Lugano si vota per lo stadio…

JM: “Lo sappiamo. E siamo ottimisti che la gente sosterrà il processo. È importante e significativo per la città”.

D.: Cosa accadrebbe se il progetto venisse bocciato in votazione? (N.d.R.: Per la Lega il Lugano dovrebbe andare in Challange League)

JM: “Non abbiamo un piano B. Preferiamo non interferire nel processo democratico, ma siamo ottimisti e fiduciosi che il progetto verrà accolto. Credo sia inutile speculare oggi.”

D.: Lei è un uomo di affari, in concreto che affari intende fare con il Lugano?

JM: “L’affare più grande sono i vantaggi sportivi. I Chicago Fire e il FC Lugano si rafforzano a vicenda. Sarà possibile un unico General Manager, un unico dipartimento scouting… ci sono delle sinergie e dei vantaggi finanziari ma non solo…”

D.: …a cosa si riferisce, allo scambio di giocatori?

JM:Non solo. Non è solo un investimento finanziario. Vogliamo capire cosa possiamo fare per creare un'organizzazione di calcio di livello mondiale, e crediamo che avere due club renda entrambi più forti, competitivi che rimanendo da soli.”

D.: Però dopo due anni di investimento i risultati dei suoi Chicago Fire sono stati… poco fortunati, decisamente deludenti.

JM: “Quello di Chicago è un cantiere non ancora finito, non abbiamo raggiunto i risultati che volevamo ma penso stiamo andando nella giusta direzione. Ci siamo chiesti se attendere di vincere qui, magari anche solo una MLS Cup, prima di investire a livello internazionale e ci siamo convinti che vale la pena muoversi subito e crescere in parallelo.”

D.: Ma due squadre deboli non aiutano a farne una forte…

JM: “Penso che arriveremo più velocemente dove vogliamo negli Stati Uniti con il Lugano che senza. E viceversa. Penso che i Chicago Fire e il Lugano abbiano più possibilità di raggiungere la vittoria in campionato insieme che stando da soli.”

D.: Chi sarà la prima squadra? Lugano è visto come un “farm team”?

JM:Chicago e Lugano sono entrambe sullo stesso livello. Non ci sono gerarchia, senza favoritismi. Come si dice “vogliamo bene a ogni figlio in egual misura”…”

D.: I tifosi a Chicago sono delusi, i risultati languono… quelli bianconeri devono preoccuparsi?

JM: “Io credo che i tifosi vedano i molti investimenti fatti. Abbiamo spostato il terreno da gioco dalla periferia a uno stadio cittadino storico. Hanno visto gli investimenti fatti nella rosa… (N.d.R. i Chicago Fire hanno il terzo monte ingaggi della MLS). Certo, i risultati finora non sono stati quelli sperati, ma noi continuiamo a spingere e li raggiungeremo. E ancora, secondo me, con il Lugano li raggiungeremo più velocemente”.

D.: L’accusano di non essere un uomo di calcio e di non capirci molto…

JM:La mia carriera professionale non è stata nel calcio, ma più nella creazione di imprese, nell’organizzazione del business e nello sviluppo dei talenti, e credo che tutto questo possa essere applicato a una società di calcio”.

D.: …i tifosi dicono che abbia scelto gli uomini sbagliati.

JM:Quando abbiamo acquistato i Chicago Fire abbiamo cercato un direttore sportivo, ne abbiamo vagliati diversi, e Georg Heitz (N..d.R.: alla testa del Basilea dal 2009 al 2017) è risultato il migliore. Se guardate a quello che ha fatto nel Basilea è davvero impressionante: ha una grande abilità e un occhio per il talento, ha scoperto giocatori come Salah, Shaqiri, Rakitic…

D.: Gli ex rossoblu del Basilea sono una figura costante a Chicago (Heitz, Wicki…) e a Lugano (Blaser, Peltzer…). Quel Basilea è un modello?

JM:Dovrei lasciar rispondere Georg… Ma visti i successi dico di “sì”, è un modello. Certo ci vuole umiltà, ma per il gioco, la valorizzazione dei talenti, per l’organizzazione… è certamente un club da prendere come esempio.”

D.: Un modello vincente… i tifosi del Lugano possono sognare?

JM:Posso promettere che giocheremo un calcio “very exciting”. Sarà un calcio molto divertente. Sono molto competitivo, vedranno investire nella squadra e penso che ci vedranno migliorare la squadra continuamente. Spingerò e farò il possibile per rendere il club più forte, non ho intenzione di sedermi e rilassarmi…”

D.: L’ultimo titolo del Lugano è datato 1949, l’ultima Coppa 1993…

JM:Siamo realisti: l’obiettivo a lungo termine è quello di vincere titoli. Sappiamo di non avere il budget di altri club del campionato, ma l’idea è di migliorare Forse, a breve termine, la Coppa Svizzera è un obiettivo più raggiungibile, ma noi vogliamo essere competitivi, solidi, costanti. È passato tanto tempo dall’ultimo titolo del Lugano, ma l’obiettivo è quello. A lungo termine ma è quello e vediamo quanto ci metteremo.”

D.: “Difficile fare il Presidente a distanza. Intende andare in Svizzera?

JM.:Sto pianificando il viaggio, tra un mese andrò a Lugano, non appena finirà il campionato americano. Ma sono anche sicuro che a Lugano ci sono tutto le capacità per far funzionare il club, non c’è bisogno di “quello di Chicago”.

La pagina dedicata al FC Lugano alla Domenica Sportiva del 26 settembre con un reportage da Chicago

 

 

Massimiliano Herber
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