Il lupo in Valle di Blenio

Il Quotidiano di venerdì 18.03.2022

Il lupo in val di Blenio fa paura

Dopo le ultime due predazioni vicino all’abitato in settimana, allevatori e cittadini preoccupati – Putelli (UCP): “Seguono la selvaggina, saliranno in quota”

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La comunità dell'Alta valle di Blenio è sempre più preoccupata: i resti di un cervo stamattina; altri resti di un animale selvatico, divorato da un lupo, lunedì. Il tutto poco lontano dall'abitato. A lanciare l'allarme soprattutto gli allevatori che temono per capre e pecore e chiedono maggior attenzione e più informazione alla popolazione da parte dell'Ufficio caccia e pesca.

Uno di loro è Stefano Morosi: “È almeno da novembre che i lupi si sono piazzati qua. Quando ha fatto la prima nevicata, è stato mangiato addirittura un cervo in centro a Olivone in un giardino privato dietro la chiesa”.  

Lui, come gli altri 15 allevatori di capre e pecore dell'Alta valle di Blenio, fra circa un mese, dovrebbe poter far brucare i suoi 300 capi all'aperto anche di notte, ma probabilmente non potrà lasciarli liberi. Troppo pericoloso alla luce degli ultimi ritrovamenti.  

“C’è un po’ di rabbia, perché non riceviamo comunicazioni dall’Ufficio caccia e pesca, non ci informano su cosa sta succedendo. Basterebbe poco, almeno quando sanno della presenza dovrebbero comunicarcelo… Qui ci conosciamo tutti, basterebbe dire ‘guarda che vicino alla tua stalla sono stati avvistati i lupi, fai attenzione, chiudi dentro gli animali…”

L’UCP: “Seguono la selvaggina, si sposteranno in quota”

Da parte sua l’Ufficio caccia e pesca riferisce di comunicare quando necessario, intanto monitora la situazione con guardacaccia e fototrappole. Dieci giorni fa ha incontrato i vertici di tutte le istituzioni e associazioni della regione, ma non è bastato per tranquillizzare gli allevatori.

“La presenza di un lupo vicino all’abitato di Olivone o in altre zone – afferma il capoufficio Tiziano Putelli –, in questo momento si spiega con la presenza della selvaggina. È stato così a inizio dicembre e lo è ancora adesso dove inizia a crescere l’erba giovane. Verosimilmente, in presenza di un comportamento normale, lo spostamento della selvaggina in quota nei mesi successivi porterà anche i lupi a seguire gli ungulati”.

Una ‘salita’ in quota che è ben lungi dal tranquillizzare gli allevatori che porteranno sugli alpi anche le loro greggi. Ma la legge federale in materia è chiara e per ora non ci sono gli estremi per intervenire diversamente da quanto non si stia facendo.

“È chiaro – prosegue Putelli – che quando il comportamento diventa davvero problematico, si può entrare in discussione per la valutazione di un abbattimento. È però il passo finale, è la fine di una ‘escalation’. Infatti, per come è impostata, dalla strategia lupo svizzera si capisce bene come il comportamento sia un adattamento alle situazioni, quindi tutte le misure che vengono messe in atto prima vogliono evitare proprio che si arrivi a questo passo”.

Una politica, quella intrapresa da Confederazione e Stati limitrofi, che punta alla convivenza fra allevatori e lupi grazie a misure, come l'introduzione di cani pastore e recinzioni, spesso difficili da implementare. 

Quot/dielle
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