A dieci anni dall’apertura del tunnel di base del San Gottardo, il trasporto merci su rotaia torna a far discutere. Il motivo, questa volta, arriva dal Ticino: FFS Cargo ha annunciato un ridimensionamento della propria presenza nel cantone, con la soppressione di quattro terminal per il traffico a carri isolati e circa 40 posti di lavoro in meno.
Trasporto merci su rotaia: una crisi svizzera ed europea
SEIDISERA 22.05.2026, 18:00
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Di questo si è parlato venerdì mattina a Lugano, durante un forum organizzato da Hupac, una occasione per fare il punto su un settore che, dopo le grandi promesse legate al Gottardo di base, oggi attraversa una fase più incerta. Nel 2016 l’inaugurazione del tunnel era stata salutata come un passaggio storico: collegamenti più rapidi, più capacità ferroviaria attraverso le Alpi e l’obiettivo di trasferire sempre più merci dalla strada alla rotaia. Per alcuni anni il sistema ha funzionato.
Come ha ricordato la direttrice dell’Ufficio federale dei trasporti, Christa Hostettler, nel 2021 il trasporto combinato arrivava al 74% delle merci. Oggi però la quota è scesa al 69% e, ha osservato, “il trend non va nella giusta direzione”.
Il nodo, soprattutto in Ticino, riguarda le infrastrutture. I terminal permettono di caricare container, camion e merci sui vagoni. Se diminuiscono, diventa più difficile rendere competitivo il trasporto ferroviario. L’esperta del settore Jasmin Bigdon lo ha spiegato chiaramente: negli ultimi anni queste strutture sono diventate sempre meno numerose e quelle rimaste si sono ritrovate a sostenere costi fissi sempre più pesanti. Senza investimenti, il rischio è che altri terminal spariscano, spingendo una parte del traffico di nuovo sulle strade.
Da parte sua, l’Ufficio federale dei trasporti osserva con attenzione la strategia di FFS Cargo. Hostettler ha ricordato che la società segue anche logiche imprenditoriali, ma ha aggiunto che sul mercato stanno emergendo alternative. Un segnale che, secondo lei, potrebbe aiutare anche le stesse FFS.
Il quadro resta complicato anche fuori dalla Svizzera. Hupac chiude un 2025 soddisfacente, ma guarda con preoccupazione alla Germania, dove sono previsti tre anni di cantieri sulla rete ferroviaria. Le conseguenze si vedono già: secondo Bernhard Kunz, i ritardi medi dei treni sono passati da quattro a quindici ore e in certi momenti un convoglio su quattro non parte in orario. Una situazione che ha fatto perdere fiducia ad alcuni clienti, tornati a scegliere la strada.









