Immagine d'archivio (©Tipress)

Il salario minimo non fa l'unanimità

UNIA è delusa, mentre l'OCST si dichiara soddisfatta; per l'AITI "l'importante è che a ogni eventuale aggiornamento ci sia una verifica dell'impatto"

  • Stampa
  • Condividi
  • a A

“Accogliamo questa proposta con grande delusione. Sono salari troppo bassi, che non permetteranno di vivere degnamente in Ticino e quindi non sono accettabili”. Così Giangiorgio Gargantini di UNIA commenta la proposta sul salario minimo votata lunedì a grande maggioranza dalla Commissione della gestione.

Prevede, ricordiamo, nel primo anno una forchetta che va da 19 franchi a 19,50. Nel secondo e terzo anno si aumenta questo intervallo di 50 centesimi. Poi entro la fine del quarto anno bisogna arrivare a una cifra situata tra i 19 franchi e 75 centesimi a i 20 franchi e 25. L'obiettivo finale è insomma una media di circa 20 franchi all'ora.

Di parere diverso Renato Ricciardi dell'OCST: “Siamo soddisfatti perché finalmente è un salario minimo legale. È da anni che lo aspettavamo. È uno strumento per combattere gli abusi e per limitare i bassi salari purtroppo in vigore in numerosi settori privi di contratto collettivo”.

Per Ricciardi un impatto per le aziende ci sarà, ma in determinati settori: “in quelli dove ci sono dei salari bassi e dove c’è una quota di manodopera proveniente dalla vicina Italia”. Decisamente meno preoccupato per le ripercussioni dell'introduzione di questi salari minimi Giangiorgio Gargantini: “non credo che saranno insopportabili, anche perché se dovessero esserci aziende che non potranno praticare questi salari dovranno porsi la domanda sul come continuare a lavorare sul territorio”.

Stefano Modenini, direttore dell'Associazione delle industrie ticinesi, non si dice sorpreso da quanto stabilito dalla commissione della gestione. Poco si discosta dalla proposta governativa a cui AITI già si era adeguata, ma spiega come ritenga fondamentale procedere a questo punto: “per noi l’importante è che a ogni eventuale aggiornamento della soglia ci sia una verifica dell’impatto. Non va inoltre dimenticato che in ogni forchetta i beneficiari resteranno comunque per la maggioranza lavoratori che non vivono in Ticino”.

Modenini - ferma restando l’evoluzione della congiuntura economica - non esclude che alcuni possano fare più fatica di altri ad adeguarsi: “prevediamo difficoltà non tanto per l’industria, ma per piccole attività artigianali e commerciali”.

Sì al salario minimo

Sì al salario minimo

Il Quotidiano di martedì 26.11.2019

 
CSI/SP
Condividi