L'arrivo in tribunale del procuratore generale Andrea Pagani (Tipress)

"Indicibile quanto abbiamo visto e vissuto"

Covid in casa anziani a Sementina, il dibattimento ha affrontato con i tre imputati il tema delle distanze, delle attività in comune e dei tracciamenti mancati - Lo sfogo della direttrice sanitaria

  • Stampa
  • Condividi
  • a A

Una febbriciattola, come talvolta ne soffrono i corpi consumati dall’età. O altro? Un rigurgito figlio di una digestione un po’ più difficoltosa del solito. O altro, che avrebbe dovuto insospettire e portare subito all’isolamento? Gran parte della mattinata processuale era stata dedicata all’approfondimento dei singoli casi di coronavirus nella casa anziani di Sementina, dove tra marzo e aprile 2020, ci furono 39 ospiti contagiati e alla fine 22 decessi.

"Quello che abbiamo vissuto e visto in quelle tre settimane è quasi indicibile" ha detto con la voce rotta dall’emozione, la direttrice sanitaria sul finale della giornata.

I tre imputati per il contagio

Nel pomeriggio si è parlato invece dei pasti in comune e delle attività d’animazione per i residenti ai piani e del tracciamento, con le domande della giudice Orsetta Bernasconi Matti ai tre imputati: la direttrice sanitaria, il direttore del settore anziani della Città e l’allora capostruttura. Rischiano multe tra gli 8'000 (la prima accusata) e i 4'000 franchi (la terza, oggi ex dipendente). Tutti, nei rispettivi ruoli, secondo l’accusa sono prevenuti colpevoli di contravvenzione alla LF sulla lotta contro le malattie trasmissibili dell’essere umani. Si sarebbero, secondo i decreti d’accusa, “intenzionalmente e ripetutamente opposti ai provvedimenti presi dalle autorità cantonali”, lasciando anche chi aveva sintomi libero di muoversi, pranzare assieme e partecipare ad attività in comune ai piani.

I pasti e le distanze tra gli ospiti

È stato affrontato il tema dei pranzi consumati nella sala in comune prima, e poi nelle salette ai piani. Che misure erano state prese per rispettare il distanziamento sociale? “Il 5 marzo l’Ufficio federale della sanità pubblica parla per la prima volta di distanziamento, ma senza quantificarlo - ha dichiarato in aula il direttore del settore anziani della Città -. Neppure l’Ufficio del medico cantonale (UMC) aveva quantificato la distanza esatta. Abbiamo verificato che i residenti non avessero avvicinamenti inadeguati. Erano già posizionati a scacchiera al tavolo. Il distanziamento c’era”.

Covid in casa anziani a Sementina, il processo

Covid in casa anziani a Sementina, il processo

Il Quotidiano di mercoledì 23.11.2022

 

Le attività di animazione ai piani

Ma in aula si è discusso anche dell’attività d’animazione ai piani, altro punto contestato nel decreto. Il direttore del settore anziani: “Le attività di animazione erano ridotte ai piani per essere controllate. Riteniamo di non aver contravvenuto alle disposizioni dell’Ufficio del medico cantonale. Volevamo permettere al residente di vivere la giornata. Prima del Covid le nostre case erano luoghi di vita”. Le attività vennero sospese dal 6 al 16 marzo. Per quale motivo? “Per mancanza dell’animatrice”. E poi sono riprese.

“Confermo che è stata una decisione condivisa - ha detto la direttrice sanitaria -. Per attività socializzanti (citate nelle disposizioni che le vietavano, ndr) ho sempre inteso attività con la partecipazione di persone esterne, come parenti o la banda musicale. Preciso che l’animatrice è una dipendente della struttura e non una persona esterna. Sono state infine sospese su richiesta dell’UMC per il numero elevato dei contagi nella struttura”. A quel punto, ha precisato il direttore amministrativo, avremmo comunque preso anche da soli questa decisione: “Per noi comunque non erano attività socializzanti, ma sociosanitarie”.

Quei dubbi sollevati dalla tombola

Ma la tombola sarebbe un’attività sociosanitaria?, ha chiesto la giudice. “Era un’attività - ha risposto la capostruttura - che piaceva molto ai residenti e ci si è organizzati per proporla loro in sicurezza. Ognuno aveva la propria cartella e il proprio pennarello che poi veniva disinfettato. Nei piani abbiamo portato solo attività specifiche che permettessero ai residenti di venire stimolati e occupati durante i giorni di confinamento”.

Le misure da prendere per svolgere le attività sono state discusse anche con l’animatrice, ha detto la caporeparto: “Doveva esserci la meno interazione possibile tra i residenti con una prevalenza di attività passive di stimolo cognitivo. Le era stato detto che doveva mantenere le distanze e anche lei, come dipendente interna, aveva accesso alle direttive come pure alla cartellonistica”.

“È stato un mio scrupolo proporre attività nelle quali i residenti non dovessero interagire tra di loro” aveva tuttavia dichiarato a verbale l’animatrice, come ricordato dalla giudice. Parole che la caporeparto ha contestato: “Le attività non le ha decise l’animatrice”. La continuazione delle attività “è stata condivisa anche da me - ha detto la direttrice sanitaria -. Era una buona azione per i residenti che non avevano più una giornata strutturata. Ma non ho avuto voce in capitolo su quali attività proporre”. “A quel momento non sapevo in cosa consistevano le attività”, ha precisato in aula il direttore del settore anziani.

La quasi “teste” convocata e congedata

In aula, poco dopo le 16, è stata convocata una donna, a sorpresa come persona informata sui fatti e non solo come teste. “Sono arrivata qui pensando di essere solo una testimone”, ha dichiarato, non appena seduta davanti alla giudice. Avendo in questa veste diritto a non rispondere, ma soprattutto ad un’assistenza legale, che oggi non aveva, è stata congedata. Sarà sentita domani con avvocato al seguito.

Si parla ancora di attività

Il conflitto apparente tra le direttive. In una interna del 6 marzo 2020, il settore anziani della Città diceva che tutte le attività dovevano svolgersi nei reparti e non più negli spazi comuni. Agli atti, c’è però un’altra direttiva del 6 marzo, dove si affermava che tutte le attività di gruppo erano sospese. Come si conciliano? “Ai famigliari venivano dati i principi, ma poi all’interno della struttura ai collaboratori veniva data una direttiva più specifica”, ha spiegato il direttore del settore anziani.

La questione della lista dei contatti

Ulteriore imputazione, il mancato tracciamento dei contatti, che viene contestato dagli imputati. “Dal 27 febbraio tutti i collaboratori portavano però la mascherina. C’erano tre condizioni menzionate per disporre la lista dei tracciamenti” ha detto sempre il direttore. L’assenza di protezione facciale era uno dei tre requisiti di contatto significativi per avviare il tracciamento. La direttrice sanitaria: “In prima battuta si è cercato di valutare che c’era un’ottima igienizzazione delle mani e tutti portavano la mascherina. Un minimo di tracciamento, nei primi giorni, sui contatti avuti dai dipendenti positivi c’è stato. Quando però c’è stata l’evoluzione negativa, il personale era occupato in altre faccende più urgenti e non siamo più riusciti”.

Stefano Pianca
Condividi