"Io, vittima, costretta a nascondermi"

Violenza domestica, la testimonianza di una ticinese: “Leggi inadeguate”. Giorgio Carrara, polizia cantonale: “Mattatoio Italia? Dati shock anche in Svizzera”

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Due costole rotte da un pugno e poi minacce di morte, insulti, umiliazioni. Il terrore di essere uccisa. Fino alla fuga in una struttura protetta, per nascondersi dal carnefice, l’ex compagno, che continua a cercarla. Succede in Ticino, oggi, dove le telecamere della RSI hanno raccolto la coraggiosa testimonianza di Anna; il vero nome è noto alla redazione, (guarda il video in testa all’articolo).

La testimonianza shock

Anna ha denunciato il suo carnefice, ma è lei che deve vivere nascosta. Non si sente tutelata dalle leggi vigenti, per questo ne chiede di nuove. Un appello che fanno anche le tante, troppe, donne vittime ogni giorno di violenza domestica. Un’emergenza che rimane d’attualità.

Oltre 1'000 denunce all'anno, donne le più colpite

Le recenti statistiche rimangono impietose e confermano l’impennata registrata dal 2018 in poi in Ticino, quando le denunce per violenze domestiche sono passate da 500/800 all’anno a oltre 1'000. Nel 2020, sui 1'104 interventi delle forze dell'ordine, ben 199 hanno avuto un seguito penale, con l'intervento della polizia giudiziaria. Tra le aggressioni più gravi registrate tra coniugi o conviventi, le più colpite rimangono le donne (75 gli uomini allontanati con decreto d'ufficio a fronte di 7 donne). Il trend va a confermarsi anche per il 2021.

A livello nazionale, invece, nel 2020 l'Ufficio federale di statistica ha registrato 20'123 reati in ambito domestico (con un aumento del 2,3% ovvero 454 reati), rispetto al 2019. "Sembra che in Italia sia un mattatoio, ma se paragoniamo i dati svizzeri degli omicidi rispetto alla popolazione, siamo allo stesso livello", sottolinea sconsolato Giorgio Carrara, a capo della sezione violenza domestica della polizia cantonale ticinese.

La punta dell'iceberg e la paura di denunciare

Dati impressionanti, anche perché gli esperti sostengono che emerga solo il 20% dei casi. E il numero stabile di denunce (dato in controtendenza rispetto agli altri cantoni e ai Paesi vicini), raccolte dalla polizia ticinese durante i mesi di lockdown, non deve trarre in inganno: le donne continuano ad avere paura di denunciare alle forze dell’ordine, spiegano, tra l’altro, le associazioni che tutelano le vittime.

Un dramma trasversale, nessuna è al sicuro

La violenza nei confronti delle donne colpisce trasversalmente tutti i ceti sociali, anche se, evidentemente, diventa un fardello più penoso per chi non può permettersi un avvocato, dipende anche economicamente dal partner, non può contare su una rete di relazioni o amicizie. E le denunce, spiega Carrara, si riscontrano quasi in egual misura tra famiglie svizzere (464 interventi nel 2020), miste (338), straniere (302).

Il servizio integrale

Guarda il servizio integrale, trasmesso dal Quotidiano, con la testimonianza integrale di Anna, e le interviste a Giorgio Carrara, sgtm capo della polizia cantonale, sezione violenza domestica; Barbara Staempfli, della "Casa delle donne"; Linda Cima Vairora, responsabile di “Casa Armònia”, l’avvocato Daniele Jorg, del consultorio della “Casa delle donne”).

Poche leggi per combattere la violenza domestica

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Il Quotidiano di martedì 18.05.2021

 
Paola Nurnberg e Massimiliano Angeli
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