"La mia Africa"

Paul Burggraf apre un calzaturificio a Città del Capo, creando 30 posti di lavoro - VIDEO

Un amore incondizionato per l’Africa è il motore che ha dato vita ad African Handmade Shoes, una start up che da due anni produce espadrillas con tessuti del posto e le vende in ¾ dei paesi del mondo. Paul Burggraf, fondatore dell’attività, il primo viaggio nel continente nero l’ha fatto dopo il liceo e quei sei mesi gli sono rimasti nel cuore: "Ogni anno tornavo e, coltivando le mie conoscenze sul posto, mi è venuta voglia di creare qualcosa di imprenditoriale".

Paul e Aleck
Paul e Aleck (Andrea Todaro)

Il fattore scatenante è stato l’incontro di Paul con Arnold, un calzolaio giunto a Città del Capo dallo Zimbabwe: "Proprio nel momento in cui l’ho osservato al lavoro, nella sua piccola bottega, sono rimasto affascinato e ho deciso che avrei prodotto scarpe". L’attività appena nata, pubblicizzata sui social network, ha avuto fin da subito un ottimo riscontro e col tempo Paul e i suoi due soci hanno deciso di specializzarsi in espadrillas – calzature estive che i tre amici hanno rivisitato, producendole a mano e con stoffe del luogo. La parte nevralgica dell’azienda è in Ticino, dove ci si occupa del marketing e della distribuzione capillare. La produzione avviene invece in un laboratorio sudafricano di Città del Capo, che dà lavoro a 30 artigiani. "Per il momento siamo un’azienda puramente online quindi i prodotti possono essere acquistati solo tramite il nostro sito ed è proprio sulla rete che concentriamo tutta la nostra strategia di marketing", spiega Paul. "Si può avere il prodotto più bello del mondo - prosegue -, ma se le persone non lo conoscono è difficile venderlo; perciò anche noi ci appoggiamo ai blogger e ai social media".

"Oggi a gestire l’azienda siamo in 4, però lavoriamo tantissimo in outsource, quindi con persone che ruotano attorno al progetto, fornendoci, ad esempio, materiale fotografico e video" – continua Paul, che ormai per gran parte dell’anno sta in Africa dove implementa nuove tecniche di produzione e cerca nuove stoffe. Le difficoltà iniziali sono state grandi, ma Paul non si è mai scoraggiato: "Da una parte ci sono gli ostacoli della vita privata, quindi il lasciare ogni certezza andando contro il consiglio della famiglia che ti dice - tu sei matto, stai facendo qualcosa che non può funzionare -; dall’altra parte ci sono le difficoltà che ha un giovane nel riuscire a imporsi in un mondo di adulti, fatto di persone che fanno business da tanti anni".

Commercio solidale – "Abbiamo deciso fin da subito di remunerare bene i nostri dipendenti, offrendo delle condizioni salariali (sono pagati più del doppio rispetto al salario medio del paese) alle quali anche noi saremmo disposti a lavorare - precisa Paul - Penso che sui grandi numeri l’industria stia ancora sfruttando le persone, ma si sta sempre più sviluppando la consapevolezza di voler migliorare la situazione; questa consapevolezza è un po’ più occidentale, perché purtroppo in alcuni paesi, come l’Africa, le persone hanno un potere d’acquisto molto minore". L’aspetto solidale dell’imprenditorialità di African Handmade Shoes ha spinto Paul a creare il progetto Startaboom: "Abbiamo deciso di donare il 10% degli introiti di quest'anno a una fra tre start up sudafricane emergenti che con la loro attività portano un beneficio all’economia del paese. I nostri clienti potranno esprimere sul nostro sito la loro preferenza, decretando quale tra le tre meriti maggiormente il capitale che mettiamo a disposizione".

Guarda i video delle tre start up:

- Crystal Birch, la stilista di moda

- Department of Coffee (DoC), una sorta di Starbucks africana

- TshedzaApp, un'applicazione per aiutare i giovani nelle scelte lavorative

Come viene accolto un imprenditore occidentale in Sudafrica? –"Non sono arrivato in maniera prepotente, dettando ordini, ma mi sono approcciato a loro lentamente, anno dopo anno, ponendomi come una persona che voleva lavorare insieme a loro per raggiungere un obiettivo comune". Grazie a questo atteggiamento Paul non è stato confrontato con frizioni razziali, anche perché sostiene di lavorare con persone intelligenti e open minded: "Sono convinto che il razzismo sia una questione di intelletto, di educazione e di cultura".

Il Ticino, un buon punto di partenza – Il Ticino, secondo Paul, offre grandi opportunità a chi volesse intraprendere un percorso simile e il suo consiglio è quindi quello di lanciarsi: "Ovviamente non bisogna improvvisare e bisogna creare un businnes plan che non perda acqua già sulla carta. Bisogna avere coraggio, perché siamo in un mondo che sta cambiando molto in fretta e le dinamiche alle quali i nostri genitori - e in parte ancora anche noi – sono abituati stanno per mutare in maniera decisiva. Sono comunque convinto che sarà un mondo che premierà chi saprà osare e che bastonerà chi non si risolverà ad abbandonare le vecchie strutture".

Camilla Luzzani

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