La 'ndrangheta infiltrata nelle ferrovie

Blitz tra Milano e Varese: 15 persone arrestate e 6,5 milioni di euro sequestrati - Tra gli indagati anche un dirigente della GCF di Bellinzona

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Le autorità italiane hanno arrestato 15 persone nell'ambito di un'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Milano su presunte infiltrazioni della 'ndrangheta nei subappalti per lavori sulla rete ferroviaria. Un'inchiesta nella quale rientrano nomi che hanno fatto discutere anche in Ticino.

Tra gli indagati c'è anche il presidente della Generale costruzioni ferroviarie (GCF) del gruppo Rossi, basato a Roma, che è stata attivo nella realizzazione della galleria AlpTransit del Monte Ceneri. L'imprenditore risulta anche essere nel consiglio d'amministrazione della succursale svizzera della GCF che ha sede a Bellinzona. È accusato dagli inquirenti italiani "di aver preso parte a un'associazione a delinquere operante tra Varese e Milano" e di avere avuto "solidi e perduranti legami" con la 'ndrangheta assieme ad altri soggetti.

Le Ceneri del lavoro

Le Ceneri del lavoro

di Oscar Acciari e Simona Bellobuono

 

Le autorità parlano di un sistema di incassi "in nero" attraverso società riconducibili ai clan, attive tra il Varesotto e Isola Capo Rizzuto (Crotone, Calabria) che sarebbero servite a sostenere degli affiliati detenuti e le loro famiglie, anche attraverso falsi contratti di assunzione.

Il gestore dell'infrastruttura ferroviaria nazionale italiana, RFI, è parte offesa, si legge in una nota diramata dalla guardia di finanza. Nell'ordinanza cautelare viene contestata l'associazione per delinquere finalizzata a reati tributari e bancarotta e ad alcuni arrestati l'aggravante dell'agevolazione mafiosa.

Sono stati sequestrati anche oltre 6,5 milioni di euro (oltre 6,8 milioni di franchi) per reati tributari. Secondo quanto emerso dalle indagini, numerose imprese intestate a prestanomi e riconducibili alla cosca Nicoscia-Arena avrebbero ottenuto in subappalto lavori che RFI appaltava a colossi del settore, come appunto la GCF.

 

Secondo l'accusa, i rapporti tra le società che si aggiudicavano gli appalti e quelle riconducibili alle cosche, che prendevano i subappalti, venivano schermati attraverso contratti di fornitura di manodopera specializzata, per eludere la normativa antimafia e le limitazioni in materia di subappalto previste per le imprese aggiudicatarie di commesse pubbliche.

I lavori di manutenzione della rete ferroviaria finiti al centro delle indagini riguardano diverse regioni, tra cui Lombardia, Veneto, Abruzzo, Lazio, Campania, Calabria e Sicilia.

Il commento di Oscar Acciari

Il commento di Oscar Acciari

TG 20 di venerdì 11.02.2022

 

 

eb
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