Nicoletta della Valle (Keystone)

Lotta più intensa alla mafia

La polizia federale intende studiare le infiltrazioni criminali in Svizzera anche con l'appoggio della cantonale ticinese. Si lavora a un piano d'azione nazionale

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La Confederazione intende dare una svolta nella lotta alla mafia in Svizzera dove da anni, e in particolare al sud delle Alpi, si parla più o meno apertamente della presenza di teste di ponte delle principali organizzazioni criminali italiane. Tanto che si pensa a dar vita a un vero e proprio piano d'azione nazionale antimafia con il coinvolgimento del canton Ticino. La conferma è giunta alla RSI dalla direttrice della Fedpol Nicoletta della Valle.

La questione è stata riportata prepotentemente d'attualità con i casi della locale di Frauenfeld, di Gennaro Pulice (il colletto bianco della 'ndrangheta) e dall'inchiesta Rinnovamento che, a fine 2017, aveva portato alla condanna di un 63enne di Vacallo e di un ex municipale e finanziario di Chiasso.

Capire il fenomeno, contrastare le organizzazioni

A più riprese, nel corso degli anni, diversi politici hanno chiesto la creazione di una speciale task force. E qualcosa a Berna si è mosso. "Per lottare contro la criminalità organizzata – spiega la direttrice dell’Ufficio federale di polizia –, ci sono degli strumenti che non per forza rientrano in una procedura penale. Proprio per questo stiamo lavorando a un piano d’azione antimafia insieme con il canton Ticino".

Concretamente si tratterà in primo luogo di capire il fenomeno. "La polizia federale - chiarisce Nicoletta della Valle - intende raccogliere tutte le conoscenze che abbiamo sulle mafie italiane e l’infiltrazione in Ticino per poi applicare strumenti come l’espulsione o il divieto di entrata in Svizzera".

Realtà nascosta da contrastare

Matteo Cocchi
Matteo Cocchi (@Ti-Press/Carlo Reguzzi)

Gli inquirenti ticinesi parteciperanno attivamente alle attività di contrasto alla mafia in Svizzera. "La polizia cantonale è gli occhi sul territorio, può fornire elementi su ciò che accade sul terreno. È un lavoro che facciamo da anni ma che verrà in futuro finalizzato", afferma alla RSI il comandante della polizia cantonale Matteo Cocchi (ascolta le sue considerazioni nell'audio in alto all'articolo). Operativamente, prosegue, "daremo quindi un’importanza maggiore a determinate inchieste che negli ultimi anni, anche perché abbiamo avuto altri fenomeni e priorità a livello federale, torneranno in auge e questo ci permetterà di contrastare una criminalità che non è di tutti i giorni, che è nascosta ma che va ugualmente contrastata".

Per saperne di più

 
 
FrCa/CSI
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