"I punti difficili non sono tali da spingerci a rinunciare” ha detto Manuele Bertoli nel corso del dibattito. (© Foto Tipress)

Medicina, “sì” del Legislativo

Il Gran Consiglio ticinese vuole la nuova Facoltà di scienze biomediche e la scuola di Master in medicina umana all’USI

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L’Università della Svizzera Italiana (USI) avrà una nuova facoltà di scienze biomediche e una nuova scuola di Master in medicina umana. Lo ha deciso lunedì pomeriggio il Gran Consiglio ticinese, accogliendo la relativa modifica legislativa che gli è stata sottoposta.

Nel corso del dibattito è emerso il carattere di “opportunità unica” del progetto, per il nostro sistema ospedaliero, per gli istituti di ricerca, per la creazione di posti di lavoro qualificati e per l’indotto economico che genererà. Su questo i deputati sono stati praticamente unanimi.

Non sono però mancati gli accenni critici: si è infatti coscienti che “la sfida è enorme”. Prima di tutto perché “nessuno ci faciliterà”, come hanno detto vari deputati alludendo ai cantoni di oltre Gottardo nei quali sono state fatte riflessioni analoghe. Preoccupa poi il reclutamento degli studenti (ne sono necessari almeno 30, anche se l’obbiettivo è 70), così come quello del corpo docenti e la stretta tempistica di implementazione: il progetto dovrebbe infatti diventare realtà nel 2018.

Gli aspetti problematici dunque non mancano e li ha riassunti, con un intervento a tratti duro, il deputato Paolo Peduzzi (PPD) che ha definito il progetto “raffazzonato”, ha espresso dubbi sulla copertura finanziaria (23 milioni di cui 6 a carico del cantone) sull’attrattiva e prima di congedarsi dal pulpito si è chiesto “qual è il senso di questa facoltà?”.

Ciò nonostante “i punti difficili non sono tali da spingerci a rinunciare”, come ha ricordato il consigliere di Stato Manuele Bertoli e al momento del voto il consenso è stato quasi unanime: 64 voti favorevoli, 2 voti contrari e 2 astenuti.

SP

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