Le linee ferroviarie nell'area della stazione di Chiasso
Le linee ferroviarie nell'area della stazione di Chiasso (archivio tipress)

Mendrisiotto e Intercity: fra il dire... e il fare

Accolta a Berna la mozione di Marco Romano, si tratta ora di tradurla in fatti: vari i nodi da sciogliere, per meglio integrare il distretto nei collegamenti a lunga percorrenza

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È di pochi giorni fa l'approvazione definitiva, da parte del Parlamento federale, della mozione di Marco Romano volta a migliorare i collegamenti con treni Intercity (IC) per Chiasso e Mendrisio. Accogliendo l'istanza del consigliere nazionale ticinese, le Camere hanno così formulato un indirizzo di principio per meglio integrare il Mendrisiotto nei collegamenti ferroviari a lunga percorrenza. Fa del resto discutere da tempo il fatto che gli IC con Lugano come capolinea vengano già da alcuni anni "parcheggiati" di notte a Chiasso, per poi far ritorno a Lugano in mattinata senza fare fermate nel distretto.

"È cambiato completamente il concetto del trasporto viaggiatori... Prima, praticamente tutti questi treni arrivavano o partivano da Chiasso o andavano verso Milano", rammenta il sindaco di Novazzano Sergio Bernasconi, dipendente storico delle FFS. Ora, tutto fa capo essenzialmente a Lugano: "È abbastanza recente questa situazione, ed è lì, sottolinea, che c'è stata la reazione da parte dei comuni di tutto il Mendrisiotto". L'Esecutivo aveva quindi appoggiato, in una lettera rivolta alle Ferrovie federali, le istanze espresse dalla regione più meridionale del cantone.

Procedere nella direzione indicata dalle Camere implica, però, tutta una serie di problemi. A occuparsi della questione dovranno essere gli attori interessati a differenti livelli, ovvero "il canton Ticino, le FFS e l'Ufficio federale dei trasporti", osserva in proposito la portavoce dell'UFT Florence Pictet, precisando che "sarà necessario studiare delle varianti". La questione, aggiunge, può sembrare semplice ma di fatto non lo è. "Bisogna capire se c'è abbastanza capacità sulla rete, oppure se è necessario crearla". Va inoltre verificato se una stazione abbia "marciapiedi abbastanza lunghi per ospitare treni IC da 400 metri", o se in questo senso servano investimenti.

 

Debbono quindi esser valutate, con la debita attenzione, tutte le implicazioni sull'orario ferroviario. Intervenire sull'orario, infatti, è un po' "come toccare un domino", nel quale "muovere un tassello può avere ripercussioni sugli altri", rammenta Pictet, anticipando che ciò darà luogo a ulteriori riflessioni. Le stesse che verteranno per forza di cose anche sul versante dei costi: chi dovrà assumerli? Se consideriamo puramente "il finanziamento del traffico a lunga percorrenza", come gli Intercity, "i costi ricadono interamente sulle FFS, visto che il servizio non è sovvenzionato", indica la portavoce. Ma se dovesse emergere la necessità di fare lavori sull'infrastruttura "come allungare i marciapiedi, allora dovrà essere la Confederazione a pagare".

A imporsi saranno quindi approfondimenti di natura tecnica, e sulle spese, che potrebbero non essere rapidissimi. "Ci vorrà sicuramente del tempo", afferma Pictet, rilevando che "modificare i collegamenti esistenti o toccare quanto c'è oggi allungherà la procedura". Sarà quindi necessario studiare più varianti, evidenziando vantaggi e svantaggi per poi "procedere ad una ponderazione degli interessi".

Sullo sfondo, le attese di tutto un distretto. "A me dispiace un po', afferma Sergio Bernasconi, che tutte le volte occorra continuare a rivendicare certe cose", che dovrebbero essere ordinarie. Quindi "fare quasi una battaglia per dire che questi treni IC devono arrivare fino al Mendrisiotto, lo trovo un po' un peccato", trattandosi, in definitiva, di un riconoscimento "di quelle che sono le esigenze anche dei viaggiatori al giorno d'oggi".

SEIDISERA/Luca Berti/ARi
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