"Non buttiamo tutto al vento"

Gli assembramenti visti per l'Ascensione, in Ticino e nel resto della Svizzera, preoccupano anche Christian Garzoni

  • Stampa
  • Condividi
  • a A

La foce del Cassarate del "non ci siamo" sui social del sindaco di Lugano Marco Borradori, il Creux du Van nel canton Neuchâtel, le bellezze del canton Appenzello: tutti accomunati giovedì, come molti altri luoghi in Svizzera, da una folla di persone che hanno compiuto, per l'Ascensione, la classica gita fuori porta. Inevitabili gli assembramenti e anche chi non voleva violare le regole si è trovato nell'impossibilità di rispettare le distanze sociali.

Sono scene a cui ha assistito anche l'infettivologo Christian Garzoni: "Sono sinceramente molto preoccupato anche io, ho fatto una gita in Vallemaggia e le persone erano molto vicine sulle spiagge", afferma il direttore sanitario della Clinica Moncucco intervistato dal TG. "Siamo ancora in un regime di semiemergenza", ricorda, "è giusto riprendere a rivedere i conoscenti", ma con attenzione. E allora due consigli: il primo è "vedere un gruppo ristretto di amici e sempre gli stessi, così che se siamo positivi ma asintomatici se va male contagiamo due persone e non 20" e il secondo è di "indossare le mascherine se non riusciamo a mantenere le distanze sociali".

"Abbiamo investito tantissimo, ora siamo ben messi, i numeri sono bassi ma è una situazione artificiale, quindi non buttiamo al vento quanto abbiamo fatto", conclude il medico.

 
TG/pon/deb
Condividi