Padre Mussie Zerai in visita al Parlamento europeo in settembre
Padre Mussie Zerai in visita al Parlamento europeo in settembre (Facebook)

"Non chiudersi a riccio"

Padre Mussie Zerai, sacerdote eritreo, da tre anni aiuta in Svizzera i migranti scampati ai naufragi

Fra i migranti che chiedono asilo in Svizzera, la maggioranza è eritrea. Una tendenza che non è cambiata, malgrado le varie revisioni della legge sull'asilo. E proprio dall'Eritrea proviene quello che per molti è "l'angelo custode" della diaspora africana. Padre Mussie Zerai aiuta i migranti che si trovano in difficoltà nel Mediterraneo.

Dopo 20 anni passati in Italia a collaborare con la guardia costiera, dal 2011 è in Svizzera per aiutare la comunità eritrea ed etiope. Il religioso eritreo resta la persona di riferimento per tutti i migranti, che si passano il suo numero di telefono, lo scrivono sui vestiti, sui barconi e nelle celle delle prigioni libiche. Ma è anche il numero da chiamare in caso d’emergenza, se il gommone o l’imbarcazione usata per arrivare in Italia è in difficoltà. Padre Zerai prende nota delle coordinate e le comunica alle autorità per accelerare i soccorsi.

In Svizzera il sacerdote vive da tre anni, dove ha potuto notare che dopo l’iniziale accoglienza, soprattutto ai giovani migranti scampati ai naufragi, si offre un corso di lingua, anche se a suo avviso servirebbe di più un corso di formazione professionale che consenta loro di entrare nel mondo del lavoro. Padre Zerai è ovviamente conscio che in Svizzera, come ovunque in Europa, ci si sta chiudendo nelle proprie frontiere, ma “lasciar fuori chi bussa per chiedere aiuto è un atteggiamento che genera gravi conseguenze”, ha rimarcato il religioso.

Red. MM/CSI/EnCa/P.Kavakcioglu

 
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