La scientifica al lavoro nel 2019 (keystone)

"Non mi sono accorto che stava male"

Il 32enne tedesco accusato di aver assassinato la compagna all’hotel la Palma au Lac di Muralto il 9 aprile del 2019 racconta la sua versione

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Sollecitato dalla Corte, il 32enne tedesco alla sbarra da lunedì mattina ha reso la sua versione su quanto successo la notte in cui la compagna è morta. Anche in aula ha ribadito quanto ha dichiarato in fase di inchiesta: la morte della compagna, una 22enne inglese, è stata un incidente. L’uomo sostiene che sia stata causata da un gioco erotico che avevano già fatto molte volte in passato: l’asfissia. Dice di aver stretto il collo della compagna con un asciugamano, poi con le mani perché la donna chiedeva di più. Ha dichiarato che lei non ha mai dato il segnale concordato per fargli capire che qualcosa non stava andando per il verso giusto e di essersi reso conto che stava male solo quando ha visto che aveva una parte della lingua che le usciva dalla bocca. Ha quindi dichiarato di aver tentato di rianimarla e poi, sotto choc di essere corso in ricezione per allertare i soccorsi.

Una versione, questa, alla quale l’accusa non crede; per la procuratrice pubblica Petra Canonica Alexakis (che ha preannunciato una requisitoria di 4-5 ore) è stato un assassinio. Il 32enne ha ucciso la compagna volontariamente per motivi economici. Perché lei voleva lasciarlo e lui non avrebbe dunque più potuto utilizzare il suo denaro. 

L’episodio della carta di credito

I due avevano avuto una discussione già prima del rientro in camera. Una lite che l’imputato ha definito "banale", nata perché lui, ubriaco, voleva lasciare un locale notturno di Ascona in cui avevano trascorso parte della serata e rientrare in hotel, lei invece voleva rimanere. La discussione era poi proseguita all’arrivo in camera. In ascensore la donna aveva estratto la carta di credito, lo aveva apostrofato dicendo di "pagare sempre lei", ma "sempre in modo scherzoso", ha dichiarato ancora l’imputato. Fatto sta che la carta di credito è finita nel vano dell’ascensore ed è stata trovata solo mesi dopo, durante un normale intervento di manutenzione. Un particolare che non significa nulla per l’imputato. È significativo invece per la pubblica accusa che lo considera un indizio di colpevolezza.

Un errore nell'inchiesta

Il giudice Mauro Ermani si è soffermato in aula anche su una nota dolente di questa inchiesta: a causa di alcuni errori nella prima fase di raccolta delle prove, non si è potuto chiarire l’orario del decesso della donna. Un errore inammissibile secondo Ermani. Nemmeno gli esperti di Zurigo, visto lo stato dei campioni, hanno poi potuto stabilire se il sangue trovato sul corpo dell'imputato fosse suo o della donna.

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CSI/FrCa
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