Ticino e Grigioni

L’ultima possibilità per l’ospedale di Samedan

Meno personale e meno servizi: è quanto prevede la nuova strategia, presentata ai Comuni della regione, per evitare la chiusura della struttura

  • Ieri, 21:07
L'ospedale di Samedan
02:42

Samedan: nuovo tentativo per salvare l'ospedale

Telegiornale 08.01.2026, 20:00

  • Keystone
Di: Telegiornale - Giuliano Gasperi / ATS / Pa.St. 

Un’ultima chance per l’ospedale di Samedan. I Comuni della regione hanno infatti presentato, mercoledì a Pontresina nell’ambito di una serata informativa, una nuova strategia per salvare la struttura. Prevede una riduzione dei servizi, meno oneri finanziari e una novità politica che sta facendo discutere: per approvare il piano non servirà più l’unanimità.

E non ci sarebbero altre opzioni. Insomma, “keine andere Option”, come è stato più volte ribadito dai vertici della Fondazione per la salute dell’Alta Engadina (FSAE). Se anche questo progetto sarà bocciato, l’ospedale di Samedan sarà chiuso. Questo, per i suoi amministratori, è certo.

È invece incerto, anche in caso di salvataggio, il destino dei 500 collaboratori (oltre 300 sono impiegati nella struttura, il resto in altri servizi, fra cui le case anziani e lo Spitex). “Al momento non si può dire quanti impieghi saranno cancellati. Cercheremo di mantenerne il più possibile” ha affermato Selina Nicolay, presidente della FSAE. E ha spiegato: “Quaranta persone, per esempio, potranno lavorare nelle nostre case anziani, mentre per il nuovo esercizio dell’ospedale saranno necessari circa 180 collaboratori. Ad alcuni dovremo inviare delle disdette, e questo è doloroso per noi, ma è un passo necessario”.

Con meno persone, saranno offerti meno servizi. Ma quelli ritenuti più importanti, come il pronto soccorso, la maternità e la dialisi, rimarrebbero. Il tutto a un costo di 19,5 milioni di franchi per il 2026: sono meno di quelli richiesti dal piano biennale da 50 milioni affossato con il “no” di quattro Comuni.

Ecco come sarà il futuro ospedale (in caso di salvataggio)

Tre dei sette piani dell’ospedale, fra cui anche l’ultimo rinnovato nel 2020, saranno chiusi. La stazione intensiva sarà trasformata in un’unità di terapia semintensiva, che servirà per monitorare i pazienti gravemente malati o feriti. Anche il numero di casi stazionari diminuirà, dai circa 2’600 del 2024 ai 2’000 nel 2026. Salvi, invece, la chirurgia, il reparto di maternità, la pediatria, la radiologia, il pronto soccorso e le offerte ambulatoriali specialistiche (quali la dialisi e l’oncologia).

L’approvazione anche senza l’unanimità

Poi c’è, appunto, la questione dell’approvazione, che non sarà più all’unanimità: basterà il “sì” di sette assemblee comunali su undici per dare il via all’operazione di salvataggio. “Col senno di poi, si può dire che la formula precedente era un errore. Quella attuale, comunque, non è un aggiramento della democrazia: è stata utilizzata anche per altre decisioni, come quella sul futuro dell’aeroporto. Del resto, su questo tema non è stato possibile raggiungere l’unanimità” ha detto ancora Nicolay.

Fra opportunità e critiche

Il granconsigliere liberale Markus Berweger si è mostrato fiducioso nei confronti di quest’ultimo tentativo di salvataggio. Nei mesi scorsi il suo partito aveva affossato il credito ponte da oltre 50 milioni di franchi limitato su due anni. “Ora abbiamo l’opportunità di dire sì a un ospedale con una nuova struttura. Questo in passato era un grosso problema” ha spiegato.

Il deputato UDC Stefan Metzger ha invece sollevato criticità riguardanti la modalità di votazione, che non prevede più l’unanimità. i Comuni che staccheranno definitivamente la spina all’ospedale, non faranno parte della nuova istituzione, in un primo momento. Metzger ha chiesto se quindi non saranno chiamati alla cassa.

Da quanto emerso nella serata informativa, i servizi sanitari ai residenti saranno garantiti. Ma bisogna capire chi li pagherà. I vertici dell’ospedale confidano che a lungo termine anche i Comuni contrari contribuiranno. E questo sulla base di una legge cantonale secondo cui le amministrazioni locali devono garantire l’assistenza sanitaria organizzandosi in modo adeguato.

Terzo e ultimo tentativo

La votazione che si terrà il 4 febbraio nelle assemblee comunali e l’8 marzo alle urne del Comune di St. Moritz è il terzo tentativo nell’arco di circa un anno per salvare l’assistenza medica e sanitaria in Alta Engadina, sempre più confrontata con difficoltà finanziarie.

Nella primavera 2025 è andato in votazione il piano che prevedeva di integrare l’ospedale di Samedan in quello cantonale a Coira. Il cosiddetto “Progetto Albula”. Sette degli undici Comuni erano favorevoli (Bever, Celerina, Madulain, Pontresina, Sils, St. Moritz e Zuoz) quattro contrari (La Punt Chamues-ch, S-chanf, Samedan e Silvaplana). Il progetto aveva bisogno dell’unanimità ed è quindi naufragato.

Il secondo tentativo prevedeva un nuovo accordo di prestazioni per una durata limitata di due anni fra i Comuni e la FSAE. Costo: 50,8 milioni di franchi. Anche questa opzione è stata bocciata da quattro Comuni (Silvaplana, Madulain, Zuoz e St. Moritz), sette invece (Bever, Celerina, La Punt Chamues-ch, Pontresina, S-chanf, Samedan e Sils) appoggiavano il credito ponte.

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