La scelta di imporre la presenza obbligatoria di due agenti di sicurezza nei bar durante il Rabadan è piombata su Bellinzona come un fulmine a ciel sereno, ma la decisione è maturata nell’arco dell’ultimo anno. Sulla base dell’esperienza delle scorse edizioni, la polizia comunale ha infatti riscontrato diverse situazioni delicate e potenzialmente pericolose.
Sono tuttavia tanti gli interrogativi che emergono tra gli esercenti, dato che il comunicato della polizia, emesso poco prima di Natale, imponeva l’obbligo di dotarsi di un dispositivo di sicurezza a tutti gli esercizi pubblici che intendono rimanere aperti a Carnevale. Obbligo che pareva destinato anche a ristoranti, paninoteche e bar con posti a sedere. Ai microfoni di SEIDISERA Mattia Lepori, municipale della città di Bellinzona, cerca di mettere ordine: “Magari c’è stata un po’ di confusione, complice anche il testo spedito agli esercenti con un tono molto perentorio. Non è così, questa nuova norma si applica unicamente a quegli esercizi pubblici che si trasformano completamente durante il Carnevale, che diventano sostanzialmente dei locali notturni, delle discoteche e, magari, durante il resto dell’anno non lo sono. Un esercizio pubblico, un ristorante che continuerà invece con le proprie attività ordinarie anche durante quei giorni, non sarà soggetto all’obbligo dei due agenti”.
La nuova regola, però, fa storcere il naso a diversi locali pubblici. Una dozzina, circa, che sono rappresentati dall’avvocato Marco Garbani. “È chiaro che ha un senso la richiesta della polizia laddove si vogliono evitare dei disordini di ordine pubblico oppure che ci sia una certa decenza all’interno dei locali. Ma gli esercenti dicono no all’imposizione di mettere due agenti di polizia privati e non poter far svolgere questi controlli direttamente dal personale. Imporre due agenti di sicurezza, indipendentemente dalla grandezza e magari addirittura in locali dove non è mai successo nulla, per loro rappresenta una spesa non da poco, dell’ordine di almeno un migliaio di franchi per sera.
Gli esercenti sono comunque divisi, perché c’è anche chi accoglie con piacere il nuovo obbligo. “Ci sentiamo tutelati anche noi nel nostro lavoro, visto che abbiamo a che fare con un pubblico sempre un po’ più aggressivo, soprattutto a una certa ora. Ci sentiamo al sicuro anche noi”, la novità va vissuta in questa maniera, sottolinea un gerente. Una posizione condivisa da un’altra esercente: “Possono scaturire delle liti difficili da fermare, mentre con la sicurezza sicuramente tutto è più facile. Qui da noi lavorano prevalentemente donne, trovo che per la nostra sicurezza questa sia una pensata intelligente”.
Gli esercenti contrari alla nuova imposizione stanno ora decidendo cosa fare, sperando di poter trovare un accordo con la città di Bellinzona. In caso contrario valuteranno l’inoltro di un ricorso alle autorità.

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