Una barriera in meno, forse
Una barriera in meno, forse (©Ti-Press)

Ristorni addio, partiti cauti

L'intesa fiscale tra la Svizzera e l'Italia piace ma... ; Zali e Gobbi pronti a bloccare di nuovo i ristorni

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Solleva soprattutto apprezzamenti tra le principali forze politiche ticinesi, seppur con qualche distinguo, l’intesa raggiunta tra la Svizzera e l’Italia in materia fiscale, che riguarda anche le tanto discusse imposte sui frontalieri e la ripartizione delle loro imposte che sale, per quanto le casse pubbliche, dal 61,2% ad un massimo del 70%.

“Sull’annunciato accordo le considerazioni da fare sono due”, commenta Christian Vitta, capogruppo PLR in Gran Consiglio, che sottolinea: “Per quanto riguarda l’aspetto fiscale è sicuramente un passo in avanti, mentre per quanto riguarda la questione legata ai frontalieri dobbiamo essere prudenti, in quanto quella raggiunta è solo un’intesa di principio e non sappiamo cosa porterà la negoziazione in atto e quindi quali saranno gli effetti sul mercato del lavoro ticinese e sulle entrate fiscali per il cantone”.

“È stato fatto finalmente un passo in avanti dopo anni di aspettative”, dichiara dal canto suo Giovanni Jelmini, che in merito aggiunge: “Il Ticino chiedeva l’80% del totale dell'imposta normalmente prelevabile alla fonte, dobbiamo accontentarci del 70%, ma non è esclusa la possibilità di chiedere a Berna delle misure sostitutive affinché si possa raggiungere l’importo auspicato”. “Prendiamo atto con soddisfazione del prossimo stralcio della Svizzera dalle liste nere italiane”, aggiunge il presidente cantonale del PPD, che sottolinea: “Dovremo valutare nei dettagli il documento prima di poterci esprimere in modo più approfondito”.

Soddisfatta pure la vicepresidente del Partito socialista, Marina Carobbio, anche se: "Diverse questioni sono ancora aperte, ma ci sono dei passi concreti". Più prudente, invece, Saverio Lurati, secondo il quale "La finanza continua a comandare, mentre la politica continua a contare come il due di picche. Con questo accordo le banche hanno un maggiore spazio di manovra, mentre le richieste del cantone sono rimaste inascoltate”. Il capitolo frontalieri, aggiunge il presidente cantonale del PS, non convince poiché "speravamo di poter contare su maggiori entrate grazie l'abbandono dei ristorni, ma così non è perché il tutto, sostanzialmente, non si discosta molto dall'attuale situazione e vedremo il cantone costretto a rivolgersi alle banche per ottenere i fondi mancanti".

Lega critica

Più  critico è Atilio Bignasca, secondo il quale “si tratta dell’ennesima calata di braghe, dell’ennesima presa in giro, perché l’Italia ha ottenuto quello che voleva mentre noi solo delle rassicurazioni, che non sappiamo quando si trasformeranno in realtà”. “Non solo, tutto il progetto è condizionato dalla non entrata in vigore dei contingenti legati alla votazione del 9 febbraio e alla luce di tutto ciò io consiglio ai futuri apprendisti di iscriversi a Mezzana, poiché in Ticino tornerà preso la pastorizia…” conclude il coordinatore della Lega dei Ticinesi.

Dello stesso avviso pure il collega Lorenzo Quadri, che in merito all'accordo parla di "Ticino svenduto" e bolla i 15 milioni previsti in più per le casse cantonali come "una miseria" aggiungendo: "Se questo è l'accordo, è l'ennesima fregatura".

In un comunicato diffuso venerdì pomeriggio, la Lega rende peraltro noto che i consiglieri di Stato Norman Gobbi e Claudio Zali sono "pronti a bloccare i ristorni il prossimo giugno". Misura che viene definita come "l'unica che ha fin qui smosso le acque" per tutelare gli interessi del Ticino.

bin

 

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