Il Macello e le trattative

Il Quotidiano di venerdì 04.06.2021

"Si poteva trovare una soluzione"

L'intervista a Erasmo Pelli, ex vicesindaco di Lugano, presente in altri momenti caldi della storia dell'autogestione in Ticino

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I resti della "notte delle ruspe" a Lugano, ovvero le macerie di parte dell’ex Macello, demolito nella notte tra sabato e domenica scorsi, continuano a far parlare. Domani, per il settimo giorno consecutivo, i molinari scenderanno in piazza a protestare.

Sulla questione, ai microfoni della RSI, si è espresso Erasmo Pelli, ex vicesindaco di Lugano, che è stato presente in altri momenti caldi della storia dell'autogestione in Ticino: "L'ex macello era un simbolo per loro, non per la città - spiega Pelli -. Non forzatamente doveva essere demolito. Era il simbolo di una cultura alternativa su cui, onestamente, non c'è mai stata troppa discussione. L'autogestione è sempre stata accettata. L'unico problema dell'autogestione è di logistica". Accettata o tollerata? "Probabilmente tollerata più che accettata, per essere molto sinceri", sottolinea Pelli.

Gli scontri del Tassino tra polizia e partecipanti alla festa di primavera, a inizio del 1996, diedero il via all'occupazione degli ex Molini di Viganello, bruciati non si sa da chi. In seguito il trasferimento a Canobbio. "La chiave di svolta importante è stata nel 2002, lì si poteva trovare una soluzione duratura per la questione dell'autogestione", continua Pelli. In quegli anni erano in circa 3'000 a manifestare. Allora in Municipio a Lugano c'erano i Giudici, i Cansani, i Bignasca e ancora prima Pietro Martinelli.

Ora Palazzo Civico è chiamato a chiarire. La magistratura se ne occupa e la politica vuole discutere e non solo delle macerie. "Guardo le macerie con un misto di delusione perché secondo me si poteva trovare una soluzione a questa autogestione", conclude Pelli.

QUOT/S. Bernardi/Gis
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